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Viterbo - Il consigliere regionale di Sel, Gino De Paolis, visita Mammagialla

De Paolis (Sel): “Mammagialla, un mondo a sé con tante criticità da risolvere”

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono stato in visita presso l’istituto penitenziario Mammagialla di Viterbo, accompagnato dalla direttrice Teresa Mascolo, che ringrazio per la disponibilità, come prima tappa di un percorso che intendo fare anche presso altri istituti della Regione.

Ho voluto in prima persona rendermi conto delle difficili condizioni dei detenuti e del personale di quel carcere, dove la cronaca, nel corso degli anni passati, ha registrato casi di suicidio e condizioni al limite del sopportabile.

Al Mammagialla ho trovato una realtà complessa, probabilmente similare a tanti altri istituti penitenziari, dove l’affollamento e la carenza di organico rendono particolarmente difficile il funzionamento della stessa struttura.

Si pensi infatti che, dal punto di vista dell’organico, a fronte delle previste 485 unità, ne sono al momento in servizio effettivo 315. Nonostante qualche piccolo miglioramento avvenuto negli ultimi mesi è quindi riscontrabile anche oggi una carenza pari al 33%. Per quanto riguarda le condizioni di affollamento, sono presenti attualmente circa 680 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 440 (con un massimo di tollerabilità di 768).

A questo stato di cose si aggiunga poi l’assenza di mediatori culturali, a fronte del 33% dei detenuti stranieri, l’assenza di medici di reparto e la carenza di educatori, infermieri e psichiatri la cui professionalità sarebbe essenziale per la qualità del servizio, la funzione da svolgere, la vivibilità e la sicurezza di ognuno in una realtà dalle mille sfaccettature.

Al Mammagialla è assente anche la separazione tra i detenuti con condanna definitiva e quelli in attesa di giudizio, le celle di circa 9 mq ospitano due detenuti, come purtroppo pare avvenire in tante altre realtà italiane.

Un mondo a sé quindi, con le sue regole e le sue criticità. Un dramma che lo stesso presidente della Repubblica ha denunciato con un importante messaggio alle Camere, auspicando che la questione carceraria venga affrontata in tempi stretti dal Parlamento.

La condizione d’altra parte ci riguarda da vicino, perché la funzione di recupero e reinserimento di un carcere rischia di rimanere ai margini di fronte all’esigenza di rispondere in continuazione alle emergenze, con effetti negativi tutti ripiegati sulla sola azione punitiva. Il risultato per esempio è che le attività “trattamentali” a Mammagialla sono ridotte, nonostante i laboratori interni di falegnameria e sartoria, come strumenti di inserimento lavorativo.

A questo proposito voglio porre l’accento su un particolare aspetto che è quello dell’articolo 14 bis (vale a dire il Regime di sorveglianza particolare per chi ha avuto comportamenti che hanno compromesso la sicurezza all’interno del carcere): mi auguro che questo tipo di isolamento, davvero inumano, non sia mai autorizzato con leggera discrezionalità ai danni di un detenuto, ma che al contrario vi sia sempre, da parte di chi rappresenta lo Stato, la coscienza che sopra ogni cosa c’è il rispetto della dignità umana.

Derogare a questo dovere renderebbe ogni regola e ogni misura punitiva incomprensibile e inaccettabile, anche perché lo Stato stesso non sempre è nelle condizioni di rispettare le regole che pone.

Per concludere, da questa realtà della nostra Regione, sentiamo levarsi un ulteriore grido di allarme, di detenuti e operatori vittime di un ingranaggio che abbiamo l’urgente dovere di ridisegnare.

Gino De Paolis
Capogruppo Sel alla Regione Lazio


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4 novembre, 2013

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