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Il carcere fa bene a Gianlorenzo che dà “segni di ravvedimento”

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Paolo Gianlorenzo [4]

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – “Il quadro indiziario non è stato per nulla scalfito”.

E’ quanto emerge dall’ultima ordinanza del gip Francesco Rigato, quella emessa ieri mattina.

Paolo Gianlorenzo dopo aver trascorso tre giorni e tre notti in una cella del carcere Mammagialla è tornato a casa. Ma la misura cautelare è stata soltanto alleggerita.

Il giornalista, accusato di estorsione in concorso con il suo ex avvocato Samuele De Santis, di violenza privata nei confronti della moglie di Francesco Battistoni e di calunnia agli uomini della polizia giudiziaria, resterà comunque agli arresti domiciliari con il divieto assoluto di comunicare con l’esterno tramite qualsiasi mezzo informatico o telefonico.

La decisione del gip Francesco Rigato è arrivata ieri mattina, in seguito all’interrogatorio di garanzia che si era svolto l’altro ieri nel carcere di Mammagialla alla presenza degli avvocati Carlo Taormina e Franco Taurchini, del pubblico ministero Massimiliano Siddi e di due agenti della polizia giudiziaria.

La scelta dei domiciliari al posto della detenzione in carcere, comunque, non cambia nulla da un punto di vista delle accuse formulate dalla Procura nei confronti del giornalista.

“Le dichiarazioni rese dal Gianlorenzo – si legge nell’ordinanza firmata dal gip Rigato ieri mattina – non hanno recato contributo chiarificatore della posizione dell’indagato con riferimento alle accuse mosse nei suoi confronti, essendosi il medesimo in buona sostanza limitato a negare gli addebiti e a fornire una versione dei fatti opposta rispetto alle chiare risultanze di indagine, sicché è opinione di questo giudice che il quadro indiziario raccolto e già valutato non sia stato scalfito in nulla“.

L’alleggerimento dal carcere ai domiciliari, insomma, sarebbe soltanto la conseguenza di un certo comportamento del giornalista che avrebbe “manifestato segni di ravvedimento, come con riferimento all’episodio relativo alla calunnia posta in essere nei confronti della polizia giudiziaria nei cui confronti ha espresso rincrescimento per quanto accaduto”.

Secondo il gip, comunque, il carcere a qualcosa è servito. “I segni di ravvedimento – continua l’ordinanza – permettono di apprezzare che la pur breve esperienza detentiva può aver indotto il Gianlorenzo a una rivisitazione in senso critico delle condotte contestate con presa d’atto delle ragioni che hanno portato all’applicazione nei suoi confronti della misura massimamente afflittiva”.

Ma la necessità di applicare comunque una misura c’è. “Le esigenze cautelari già valutate non possono venire meno” sottolinea il gip nell’ordinanza e precisa che oltre ai domiciliari Gianlorenzo dovrà sottostare anche alla totale impossibilità di comunicare con l’esterno.

“Stante la già evidenziata dimestichezza del Gianlorenzo – precisa l’ordinanza in conclusione – con gli strumenti informatici e telefonici, lo inibisce a comunicare con qualsiasi mezzo, sia informatico che telefonico o di altra natura e anche per il tramite di terzi con persone diverse da quelle che con lui coabitano e lo assistono”.


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