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“Incomprensibile richiesta di proroga delle indagini”

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Paolo Gianlorenzo [4]

Paolo Gianlorenzo

Franco Fiorito [5]

Franco Fiorito

L'avvocato Carlo Taormina e il suo assistito Franco Fiorito entrano nella procura di Viterbo [6]

L’avvocato di Fiorito e Gianlorenzo, Carlo Taormina

L'avvocato Samuele De Santis [7]

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – “Incomprensibile”. Così l’avvocato Carlo Taormina ha definito la richiesta di proroga delle indagini sulle fatture taroccate del gruppo regionale Pdl.

Gli indagati sono il giornalista viterbese Paolo Gianlorenzo e l’ex capogruppo Pdl alla Pisana Franco Fiorito, già condannato per il buco milionario nelle casse del gruppo [8].

Gianlorenzo si era opposto alla proroga delle indagini, chiesta a maggio dal pm Massimiliano Siddi, che lo ha messo sotto inchiesta in tre diversi fascicoli: uno è quello sulle fatture false; un altro riguarda la presunta macchina del fango [9] a danno del successore di Fiorito, Francesco Battistoni; e infine, il fascicolo che lo vede indagato per estorsione [10] insieme all’avvocato Samuele De Santis. 

Stamattina, al termine dell’udienza, il gip Francesco Rigato si è riservato la decisione. Nel caso in cui accolga l’opposizione alla richiesta di proroga, gli atti compiuti da maggio in poi saranno nulli. Anche se, come rilevato dallo stesso Taormina, “non c’è stato alcun atto di indagine, dal primo aprile 2013, giorno della scadenza dei termini”.

Nell’inchiesta sulle fatture false Gianlorenzo è indagato per diffamazione, Fiorito per calunnia e falso. L’ipotesi è di aver modificato e creato ad arte le fatture, gonfiando le spese del gruppo Pdl per screditarne l’immagine. Il dossier con le cifre taroccate sarebbe poi stato pubblicato da alcuni quotidiani nazionali e dal sito web di Gianlorenzo.

“Ho seguito nella sua complessità l’intera indagine – ha spiegato Taormina in aula -. Tutto nasce dalla dichiarazione di un altro indagato, nell’ottobre 2012, rispetto alla quale era stata accertata l’estraneità di Gianlorenzo alla falsificazione delle fatture. Resta in piedi solo la diffamazione a mezzo stampa, ma tutti i giornali nazionali hanno pubblicato quelle fatture”. E quanto alla richiesta di proroga delle indagini, secondo Taormina, “da parte del pm non c’è stata alcuna giustificazione. L’iscrizione nel registro degli indagati di Gianlorenzo, peraltro, non sappiamo neppure a quando risale”.

L’opposizione alla proroga delle indagini era stata curata da Samuele De Santis, che affiancava Taormina nella difesa del giornalista. Stamattina, dopo l’apertura dell’inchiesta che lo vede coinvolto insieme a Gianlorenzo, ha ufficialmente rinunciato al mandato. Non prima di aver illustrato le motivazioni dell’opposizione: “Si contesta a Gianlorenzo la diffamazione continuata per oltre un anno – ha detto De Santis, prendendo la parola dopo Taormina -. Già questo, evidenzia una precisa volontà di prorogare i termini stringenti delle indagini, con eventuale impedimento, per gli indagati, di scegliere per riti alternativi”.


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