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Viterbo - Evasione fiscale - I difensori dei quattro imprenditori discuteranno il ricorso con cui hanno impugnato il provvedimento

Maxi sequestro da 9 milioni di euro, oggi l’udienza al Riesame

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Alessio Sacconi

Alessio Sacconi

Fabio Galanti

Fabio Galanti

Guardia di finanza

Guardia di finanza

Viterbo – E’ fissata per oggi l’udienza al tribunale del Riesame per discutere il ricorso sul maxi sequestro da 9 milioni di euro.

Gli avvocati Franco Taurchini e Bernardo Cartoni discuteranno davanti al collegio dei giudici viterbesi, che dovranno pronunciarsi sulla loro richiesta di dissequestro dei beni.

Il provvedimento, chiesto dai pm Fabrizio Tucci e Renzo Petroselli, era stato emesso dal gip Francesco Rigato a carico di quattro imprenditori: Fabio Galanti, Mauro Sacconi e i suoi due figli Simone e Alessio.

La procura di Viterbo li indaga per evasione fiscale. Dei circa 9 milioni di euro di beni sequestrati fanno parte 5,5 milioni di titoli mobiliari e immobiliari e due palazzine da venti appartamenti, del valore complessivo di altri tre milioni di euro.

Gli appartamenti, dislocati sulla Teverina e sulla Cassia sud, sono intestati a una società partecipata dai fratelli Sacconi.

Nel mirino della finanza era finito anche il paradiso dei Sacconi sulla Cassia Sud: un terreno di centinaia di ettari, con un allevamento di pregiatissimi cavalli arabi il castello-residenza dei Sacconi, con torri e piscine. Beni che risulterebbero tutti intestati a società diverse e proprio per questo, almeno per ora, non sono oggetto di sequestro.

Le fiamme gialle si sono presentate la mattina del 24 ottobre in casa Sacconi. E’ stata una verifica fiscale del 2008 a far partire le indagini. Oggetto dell’accertamento, la società EcoEdil. Stando a quanto scoperto dagli uomini del nucleo di polizia tributaria guidato dal colonnello Costagliola, i Sacconi e Galanti avrebbero prima svuotato il patrimonio della società costituendone di nuove e cedendo beni mobili e immobili; dopodiché, la sede è stata trasferita a Grosseto e, successivamente, negli Stati Uniti. Del trasferimento all’estero si sarebbe occupato Galanti.

Dalle indagini, risulta che già dal 2009 la società non presentava dichiarazioni dei redditi. Da qui, il sequestro detto per “equivalente”, perché, come prevede la nuova normativa entrata in vigore nel 2008, consente di sequestrare l’equivalente delle somme presumibilmente evase.

Oggi parola alle difese.


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11 novembre, 2013

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