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Viterbo - Operazione Drago - Al via il processo sulla maxioperazione dei carabinieri - Ieri la deposizione di un albergatore che avrebbe subito intimidazioni e minacce per mesi

“Se riesci a vivere con l’idea che qualcuno ti possa sparare…”

di Francesca Buzzi
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Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma 

Viterbo – “Se riesci a vivere con l’idea che qualcuno ti possa sparare…”

Intimidazioni, minacce e pressioni psicologiche continue. E’ quanto avrebbe subìto un albergatore di origini ternane, dopo aver preso in gestione un hotel di Viterbo.

I fatti, che risalgono a un periodo compreso tra l’aprile del 2010 e il settembre del 2011, sono stati raccontati ieri in tribunale dalla presunta vittima, nella prima udienza del processo relativo all’operazione Drago.

Al termine di quelle indagini, concluse alla fine di maggio del 2012, furono arrestate dai carabinieri quaranta persone con l’accusa, a vario titolo e in concorso tra loro, dei reati di spaccio di sostanze stupefacenti e anabolizzanti, usura, estorsione, furto e sfruttamento della prostituzione. Dodici di quei quaranta sono ora imputati di fronte al collegio dei giudici, presieduto da Eugenio Turco, con Rita Cialoni e Silvia Mattei a latere.

La vastissima inchiesta, coordinata dal pm Stefano D’Arma, è stata riepilogata a grandi linee dal maresciallo Lonero, comandante della stazione di Soriano nel Cimino, che gestì le indagini fin dall’inizio ovvero da quando, il 17 gennaio del 2011, una Bmw blu fu trovata crivellata da dieci colpi di proiettile.

Tra i vari filoni, appunto, anche quello dell’estorsione, ripercorso ieri in aula da un ex albergatore. 

“Ho sottoscritto un contratto di nove anni più nove per l’affitto di un albergo di Viterbo – spiega l’uomo – alla cifra di 4500 euro. In realtà soltanto 1500 erano per la locazione, gli altri 3000 mi è stato chiesto di versarli in nero per l’utilizzo dei mobili che ho trovato all’interno della struttura. Tutto fila liscio per i primi tre mesi, poi un giorno ricevo la visita del precedente gestore che mi dice che i mobili erano suoi e che quindi avrei dovuto prendere accordi con lui se volevo tenerli e non pagare 3000 euro al mese al padrone dell’albergo”.

A questo punto l’albergatore decide di dare al padrone della struttura, G.P., soltanto 1500 euro. Inizia così, da un lato un procedimento civile per morosità, dall’altro una serie di strani incontri e strani inviti da persone a lui fino a quel momento sconosciute.

“Un certo Bruno – continua – mi viene a cercare a casa dei miei genitori a Narni e poi anche in un’azienda della quale conoscevo bene il padrone. Quest’ultimo, (G.M. ndr), mi suggerisce di non andare da solo a incontrarlo perché non è un tipo molto affidabile. Decido quindi di andare insieme a G.M. e fissiamo un appuntamento a Terni”.

Da quel giorno iniziano i problemi. “Bruno mi dice di occuparsi di recupero crediti e di essere stato ingaggiato da G.P. – prosegue -, ma io ero convinto di non dovere nulla a G.P. e che, comunque, c’era in corso un procedimento giuridico per la vicenda dell’albergo. Ma lui non sentiva ragioni. Mi sottolinea che deve portare a termine il lavoro. In qualsiasi modo”.

Quell’incontro finisce lì, ma presto ce ne sono degli altri. “Qualche giorno dopo – continua – Bruno si è presentato all’albergo insieme a un’altra persona, un uomo alto, enorme, un gigante (A.C. ndr). Mi hanno ripetuto che dovevo lasciare l’albergo come diceva G.P. oppure versare a loro dei soldi, circa 6 o 7mila euro, così che Bruno invece di spalleggiare G.P. sarebbe passato dalla mia parte. Il clima di quella conversazione era molto teso, Bruno e A.C. erano molto intimidatori nei miei confronti. A un certo punto mi dissero: se pensi di poter vivere con l’idea che una sera, quando esci dall’hotel e cammini nei vicoli bui, possano spararti un paio di colpi di pistola, fai pure…”.

Da quella volta in poi l’albergatore inizia ad essere molto spaventato. Non esce più di casa da solo e ha paura di tutto. Ma le minacce non sono ancora finite. “Passano poche sere e me lo ritrovo anche in un locale notturno nel quale lavoravo – spiega -. Stavolta erano in quattro, tra cui sempre Bruno e il suo amico energumeno A.C.

Bruno strillava che mi avrebbe picchiato e violentato lì di fronte a tutti se non facevo quello che mi diceva. Poi faceva anche allusioni alla mia macchina, che poco tempo prima avevo trovato in fiamme, come se volesse farmi capire che c’entrasse qualcosa. Quella sera, infine, mi ha proposto un aut aut: o firmavo un foglio in cui mi impegnavo a lasciare l’albergo di G.P. oppure davo 7mila euro a lui”.

L’albergatore ci riflette qualche giorno poi chiama Bruno per un appuntamento e viene portato in un bar di Nera Montoro.

“Avevo con me un registratore perché nel frattempo mi ero rivolto alla finanza che mi aveva consigliato di portarmelo – racconta – ma alla fine l’ho lasciato in macchina perché temevo mi perquisissero. Dentro il bar eravamo solo noi tre: io, Bruno e il gigante A.C. Uno mi teneva per un braccio, l’altro per il collo. Mi hanno costretto a firmare quel foglio e alla fine l’ho fatto. Non potevo sottrarmi”.

Con quel documento in mano, portatogli da Bruno, G.P. chiama l’albergatore e gli dice di presentarsi dall’avvocato, per togliersi definitivamente dai piedi e lasciare l’albergo.

“Io ho provato a fare un ultimo tentativo per incastrarli con il supporto della finanza – conclude -. Abbiamo organizzato un ulteriore incontro nel quale dicevo a Bruno di ridarmi il foglio firmato in cambio di soldi, ma sia lui che A.C. si accorsero degli agenti in borghese vicini al luogo dell’appuntamento e scapparono via subito”.

Nel frattempo, inoltre, stavano andando avanti le udienze del procedimento civile dello sfratto e l’albergatore, che di fatto non aveva più pagato le ultime mensilità dell’affitto, viene infine sfrattato tramite l’intervento di un ufficiale giudiziario nel settembre del 2011.

La lunga deposizione dell’albergatore, che ieri è andata avanti per più di un’ora in una delle aule del tribunale di Viterbo, è soltanto una piccola parte dell’immensa operazione Drago e l’estorsione è soltanto uno dei tanti reati contestati, a vario titolo, ai dodici imputati alla sbarra.

Nella prossima udienza, fissata per il 4 febbraio 2014, verranno ascoltati altri testimoni, tra i quali una ragazza che sarebbe stata indotta alla prostituzione e massacrata di botte da una coppia di fidanzati, anche loro nell’elenco degli imputati.

Francesca Buzzi


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6 novembre, 2013

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