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Viterbo - Comune - L'assessora Ciambella: "Attività commerciali e cittadini in difficoltà sono tutelati" - La minoranza prepara un emendamento per ritornare al vecchio tributo

Tares contro Tarsu, il braccio di ferro continua

di Giuseppe Ferlicca
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Michelini e Ciambella

Michelini e Ciambella

Viterbo – Tares contro Tarsu, il braccio di ferro a palazzo dei Priori continua.

Sul ritorno alla Tarsu, la minoranza prepara un emendamento da presentare in consiglio comunale, ma dalla giunta, l’assessora Luisa Ciambella difende la scelta dell’amministrazione di passare alla Tares, nonostante una recente norma consente di rimanere alla vecchia imposta. Che per l’opposizione sarebbe meno gravosa per i viterbesi.

I rincari con la Tares riguarderanno, stando a una simulazione del comune, famiglie più numerose, negozi, attività artigianali. Non le banche o gli ipermercati.

Conclusioni che l’assessora Ciambella non condivide: “Abbiamo già abbattuto del 25 per cento, quasi trenta – spiega Ciambella – l’agevolazione che per legge le banche avevano, portandole al 21 per cento. La parte fisiologica.

Ci sembra un ragionamento più equo, con un occhio di riguardo verso le fasce più deboli. Il carrozziere che avrebbe pagato il 200 per cento in più, gli artigiani, gli elettricisti che pagavano il cento per cento in più con la Tares, li abbiamo già considerati, applicando riduzioni.

Abbiamo la possibilità di calmierare le categorie che hanno maggiori difficoltà. Ho già esortato la minoranza a lavorare su ulteriori aggiustamenti che si possono fare.

Come per le famiglie con più persone. Chi sta da solo ha un incremento fra i cinque e i quindici euro, ma più persone vivono nella stessa abitazione, più la somma si alza.

In ogni caso, chi ha un reddito entro seimila euro non paga, grazie a un apposito fondo che abbiamo istituito, chi ha un reddito fino dodicimila euro paga la metà”.

Il governo ha comunque dato la possibilità di tornare indietro, alla Tarsu. “Si sta dando un messaggio sbagliato.

C’è la possibilità di tornare indietro, ma dal prossimo maggio si passerà comunque alla Trise, che si basa sulla Tares.

Parliamo tanto di soldi che si sprecano per commissioni o la macchina amministrativa e adesso ci si chiede, dopo un investimento da parte del comune per la Tares, di azzerare e vanificare tutto il lavoro, per poi il prossimo anno essere ripreso, rifare tutto daccapo spendendo altri soldi”.

La Tarsu, non coprendo tutto il costo del servizio di nettezza urbana, faceva risparmiare ai cittadini: “La Tarsu è una tassa e la Tares un tributo che si paga per un servizio che il comune offre.

Se noi passassimo alla Tarsu, quindi non coprendo del tutto il costo del servizio come avviene per la Tares, i soldi da qualche parte dovrebbero in ogni caso uscire fuori.

La Tares si basa su un principio per il quale chi sporca di più paga di più. Una parte del tributo richiesto ai cittadini va a coprire la tariffa, la rimanente parte è in proporzione a chi produce più rifiuti.

Oltre a prevedere agevolazioni per le fasce più deboli, abbiamo dato la possibilità di rateizzare in quattro parti il dovuto entro dicembre. In questo modo a marzo rimane soltanto il conguaglio”.

Il dibattito è aperto, dalla minoranza Luigi Maria Buzzi (Fratelli d’Italia) in commissione ha rilanciato l’ipotesi Tarsu: “Con gli aumenti previsti per ristoranti, alberghi e bar – osserva Buzzi – si va a fare benedire l’intenzione di far rinascere il centro storico”.

Stessa linea di Gianmaria Santucci (Fondazione): “Ci sarebbero più margini di manovra – sostiene Santucci – e se per gli uffici comunali questo vuol dire rifare tutto daccapo, avete la mia solidarietà, ma è un lavoro che va fatto”. Anche se, come spiegato in commissione, il ritorno alla Tarsu richiederebbe due mesi di tempo.

Giuseppe Ferlicca


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19 novembre, 2013

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