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Viterbo - Roberto Talotta (FondAzione) chiede più precisione sui lavori alla struttura e sui relativi tempi di realizzazione annunciati dalla regione

“Belcolle, troppi annunci e poche certezze”

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Roberto Talotta

Roberto Talotta 

L'ospedale di Belcolle

L’ospedale Belcolle 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sul potenziamento dei servizi all’ospedale di Belcolle, annunciato nei giorni scorsi dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e ripreso da Luigi Macchitella, commissario straordinario della Ausl di Viterbo, ci corre l’obbligo di ridimensionare i facili entusiasmi che la clamorosa notizia ha generato soprattutto nelle persone che, da decenni, aspettano concreti cambiamenti sull’assistenza ospedaliera e territoriale, al di là delle promesse fatte e mai mantenute.

Intanto, occorre prendere con cautela il commento del commissario Macchitella il quale, nel riconoscere il fatto che, precedentemente, Viterbo era stata penalizzata, dichiara con un certo ottimismo, dato l’impegno della giunta Zingaretti, che “il 2014 potrebbe essere l’anno della svolta per la sanità viterbese”.

Proprio quell’affermazione, specificata al condizionale, ci preoccupa e non poco; infatti, dire ancora “potrebbe essere”, viste le esperienze passate, ci fa pensare più che altro al solito annuncio propagandistico, soprattutto perché, tanto per fare un esempio sulla ultimazione del nostro ospedale, per bocca di Pipino, a suo tempo direttore generale della Ausl di Viterbo, si disse che nel 2014 si sarebbe completato il “corpo A3” di Belcolle e non, come oggi si afferma, l’apertura del cantiere.

Poi, quando si promettono più posti letto, tra l’altro senza quantificarne nemmeno il numero, ad onore del vero, non si tratta affatto di “potenziamento” ma, semplicemente, restituzione di tutti i letti a suo tempo letteralmente scippati con vari decreti regionali e che, oggi, la giunta Zingaretti, se vuole dimostrare attenzione ai bisogni sanitari di Viterbo, è chiamata alla loro legittima riconsegna.

Infine, confidiamo che l’ospedale del capoluogo diventi un “Dea” di secondo livello (dipartimento di emergenza e accettazione), consentendo, così, un rafforzamento del pronto soccorso, visto che, nonostante le enormi difficoltà che si registrano quotidianamente in questo importantissimo servizio, la direzione generale, denunciando le solite carenze di risorse, fino ad oggi non è stata in grado nemmeno di assegnare un solo “ausiliario socio sanitario”, almeno per soddisfare le più elementari incombenze di reparto.

Roberto Talotta
Dipartimento Sanità di FondAzione

 


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10 dicembre, 2013

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