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Bilancio di fine anno 2013 - Giudiziaria - Dodici mesi di processi

Gradoli e Zappa, tre ergastoli in un anno per omicidio

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Paolo Esposito

Giallo di Gradoli – Paolo Esposito

Giorgio De Vito

Omicidio Rizzello – Giorgio De Vito

Settimio Melaragni

Omicidio di Capodimonte – L’immobiliarista Settimio Melaragni

Vasilica Goldum, l'uomo arrestato per l'omicidio del fratello

Omicidio di Oriolo Romano – Vasilica Goldum, il pastore arrestato per l’omicidio del fratello

Ausonio Zappa

Arancia meccanica in villa – La vittima Ausonio Zappa

Il piccolo Rocco Pellegrini

Bimbo ucciso da metadone – Il piccolo Rocco Pellegrini

Paolo Gianlorenzo

Macchina del fango – Paolo Gianlorenzo

Giancarlo Gabbianelli

Processo Cev – Giancarlo Gabbianelli

Operazione Genio e sregolatezza, il blitz della forestale al Genio civile di Viterbo

Appaltopoli – il blitz della forestale al Genio civile di Viterbo

Mauro Rotelli in udienza

Processo Mense – Mauro Rotelli

Silvano D'Ascanio

Processo love’s house – Silvano D’Ascanio

Viterbo – L’anno delle grandi chiusure.

Il 2013 ha messo un punto ad alcune tra le più note vicende giudiziarie viterbesi. Prima tra tutte, il giallo di Gradoli. Sul caso delle due donne madre e figlia, sparite nel 2009, la Cassazione ha confermato la sentenza d’appello: ergastolo per l’elettricista Paolo Esposito e otto anni all’amante-cognata Ala Ceoban.

Morto e sepolto anche il processo all’0micida di Marcella Rizzello, la 30enne di Civita Castellana uccisa in casa a coltellate davanti alla figlia: Giorgio De Vito sconterà una condanna a diciassette anni. Niente ergastolo, ha deciso la Corte d’Assise d’appello di Roma. Sentenza emessa senza colpo ferire: la procura generale non ha impugnato e, per i familiari, Marcella è morta due volte. Assassinata da un verdetto che non ha riconosciuto all’omicida neppure l’aggravante della crudeltà.

Altri quattro omicidi sono stati discussi davanti ai giudici di Viterbo e della capitale, che hanno applicato sonore condanne. Otto anni all’immobiliarista che sparò alla compagna. Dieci al pastore che accoltellò il fratello al cuore. Ergastolo a due rapinatori su quattro, per l’arancia meccanica in casa del professor Zappa. E, infine, l’omicidio colposo del piccolo Rocco Pellegrini, stroncato accidentalmente da una dose di metadone. Genitori condannati a due anni, ma potranno fare appello. Sempre in appello proseguirà il processo ai quattro giovani imputati per il raid notturno in casa Zappa. Al pastore e all’immobiliarista resta solo la Cassazione.

Sul fronte delle inchieste, il 2013 ha visto la chiusura del fascicolo “Vinitaly – macchina del fango”: da un lato, i presunti tentativi dell’ex assessore regionale Birindelli di far allestire lo stand del Lazio a ditte amiche; dall’altro la virulenta campagna stampa contro l’ex capogruppo regionale Pdl Battistoni. Per l’accusa, l’assessora pagava e il giornalista Paolo Gianlorenzo scriveva. Altre due le indagini aperte a carico dell’ex direttore di “Nuovo Viterbo oggi”: una è quella che chiama in causa anche “Francone” Fiorito, sulle fatture taroccate del Pdl battistoniano; l’altra è sulle ipotizzate estorsioni in concorso col suo ex avvocato. Un meccanismo presumibilmente pensato per aiutare il legale ad allargare la sua clientela. Ma nel fascicolo è confluita anche la denuncia della moglie di Battistoni, che ha portato Gianlorenzo in manette per minacce e violenza privata.

Per un’inchiesta o processo che si chiudono, un altro comincia. O almeno ci prova: tra un’incompatibilità e l’altra, l’appaltopoli nostrana si trascina di rinvio in rinvio. Indagini spedite, chiuse e sigillate da tempo con decreto di giudizio immediato. Ma il dibattimento non decolla. E proprio sul rito immediato potrebbe inciampare: le difese ne hanno chiesto la nullità, mentre l’accusa insiste sul processo subito, senza udienza preliminare, agli otto imputati per la ventina di appalti spartiti tra una ristretta oligarchia di imprenditori. Con la complicità di due impiegati del Genio civile.

Iniziano il Cev e Longa Manus. Ma su entrambi aleggia lo spettro della prescrizione, quasi onnipresente nei casi più delicati trattati a Viterbo. Quello sul Cev è il maxi processo per reati contro la pubblica amministrazione, che ha trascinato alla sbarra imprenditori e assessori di due giunte fa. Accuse che si estingueranno una dopo l’altra per vecchiaia. Tutte, tranne quelle all’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, che ha rinunciato alla prescrizione, e l’associazione a delinquere contestata a 17 imputati su 26.

Longa Manus, invece, è l’inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti nella Tuscia. Una delle tante che ha portato alla luce gli scarti abusivamente sversati nei terreni agricoli viterbesi. Ma è destinata a prescriversi come le altre. Vedi le ventimila tonnellate di rifiuti nascoste nella campagne di Graffignano, stando alle indagini della forestale. O il processo “Signore degli inerti”, sui fanghi che arrivavano a Civita nel 2009 dagli scavi della metro B di Roma. Processi lumaca per tutto quest’anno e fuori tempo massimo (o quasi) nel 2014. Come anche quello per corruzione a Rotelli & Co. o l’altro sugli annunci erotici pubblicati in passato dal Corriere di Viterbo, che segnava la mappa delle case a luci rosse in centro storico.

Tra le testimonianze da ricordare, c’è quella di Alfredo Moscaroli, imprenditore “silurato” dall’azienda informatica Isa dopo l’arresto nel 2009. Davanti ai giudici, al processo per le tangenti ai dirigenti della Asl di Rieti e Roma H, ha raccontato i suoi ultimi sei anni passati a pagare mazzette. “Soldi estorti consegnati per continuare a lavorare con le Asl”, secondo Moscaroli, che di quel sistema collaudato fin dal ’92 ha parlato per più di due ore in aula. La sua deposizione-fiume anticipa una buona fetta del maxi processo Asl che vedrà la luce a gennaio: 29 imputati, tra cui lo stesso Moscaroli, per tre anni di indagini e quaranta faldoni di atti. Nel 2013, il rinvio a giudizio di massa. Il prossimo sarà l’anno del processo.

Stefania Moretti


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29 dicembre, 2013

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