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Civita Castellana - Carabinieri - Un anno e otto mesi a un agricoltore - Un anno alla compagna e al nipote

Settantenne accoltellato in macchina, condannati in tre

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Le armi sequestrate

Le armi sequestrate

I carabinieri di Civita Castellana con i coltelli sequestrati

I carabinieri di Civita Castellana con i coltelli sequestrati

Civita Castellana – Arrivò in caserma pieno di sangue e sconvolto. Ai carabinieri disse di essere stato aggredito da tre persone, due uomini e una donna, che lo avevano attirato in una zona di campagna, per poi sbucare dal buio e accoltellarlo.

Per quell’agguato a un 70enne in una sera d’estate, in località Terrano, a Civita Castellana, il tribunale di Viterbo ha condannato il 44enne M.F., la compagna A.V. di 46 anni e il nipote 25enne D.F..

La vittima, un 72enne civitonico, raccontò di aver ricevuto la telefonata di una donna rimasta con la macchina in panne sulla strada. Lei gli avrebbe chiesto aiuto, fingendosi una sua conoscente. Lui l’ha raggiunta, per poi ritrovarsi accerchiato da due uomini che hanno iniziato a colpirlo con un coltello mentre era ancora in macchina. Puntavano al petto dell’anziano, riuscito fortunatamente a schivare le coltellate, ingranare la marcia e andare in caserma a denunciare il fatto.

L’accusa iniziale di tentato omicidio è stata alleggerita in lesioni aggravate: un anno alla donna e al ragazzo e un anno e otto mesi a M.F., condannato anche per il porto abusivo delle armi ritrovate nella sua macchina la sera del 24 agosto scorso. Si tratta di un macete lungo cinquanta centimetri, un tirapugni, una mazza in legno e due coltelli dalla lama lunga 18 centimetri. Attrezzi che sarebbero serviti all’agricoltore 44enne per sezionare gli animali della sua azienda e rivenderli ai clienti.

Proprio la notte dell’agguato, ha spiegato al giudice di essersi recato in località Terrano per un appuntamento con un cliente cui doveva vendere un abbacchio. Ma l’uomo non si era presentato e M.F., stanco di aspettarlo, aveva raggiunto il nipote e la compagna in un bar. Versione confermata dagli altri due che hanno aggiunto di essere caduti dalle nuvole quando hanno visto arrivare, poco dopo, i carabinieri venuti a prenderli.

“Gli imputati non ci prendano in giro, con certe dichiarazioni dell’ultim’ora – ha tagliato corto l’avvocato di parte civile Sergio Racioppa -. Quella di cui rispondono è una vera e propria aggressione premeditata”. Per la difesa, rappresentata dall’avvocato Walter Pella, a parte il racconto della vittima, non ci sono prove che inchiodino i tre. Ma il giudice Eugenio Turco, evidentemente convinto del contrario, ha condannato tutti a pene ben più alte dei sei e sette mesi chiesti dal pm Barbara Santi, revocando comunque gli arresti domiciliari.


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19 dicembre, 2013

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