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Viterbo - Le due associazioni non ammesse a costituirsi parte civile - Bocciate anche Italia nostra onlus e Assotuscania - In 58 chiedono i danni al titolare di una discarica

Traffico illecito di rifiuti, fuori Legambiente e Wwf

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (s.m.) – Fuori Legambiente e Wwf dal processo “Longa manus”.

Le due associazioni ambientaliste non potranno costituirsi parte civile per il presunto traffico illecito di rifiuti nella Tuscia. 

Lo ha deciso il collegio presieduto da Eugenio Turco (giudici a latere Silvia Mattei e Filippo Nisi), dopo una lunga camera di consiglio: né Legambiente né Wwf hanno dimostrato di aver ricevuto un danno patrimoniale dai reati contestati ai 14 imputati, tra amministratori, titolari delle discariche e società specializzate in raccolta e smaltimento rifiuti.

Tagliate fuori per lo stesso motivo anche le associazioni Italia nostra onlus e Assotuscania.

In compenso restano in 58 a chiedere di batter cassa a Bruno Mancini, proprietario del centro di compostaggio di Tuscania. “L’aria era irrespirabile, nelle vicinanze dell’impianto – afferma l’avvocato di parte civile Samuele De Santis -. In alcune case l’odore era fortissimo anche con gli infissi serrati. In più ipotizziamo un nesso con malattie e lesioni riportate dai residenti nella zona”.

L’udienza di ieri ha aperto ufficialmente il dibattimento con l’ammissione delle prove. Il pm Franco Pacifici ha chiesto una perizia sui campioni dei rifiuti e l’eventuale trascrizione delle intercettazioni degli imputati. Quanto alle difese, l’avvocato Marco Russo ha preannunciato di voler ascoltare il consulente del pm, già testimone in un processo collegato a “Longa Manus” al tribunale di Brindisi: qui sarebbero stato dirottati alcuni flussi di rifiuti partiti dal Viterbese.

La vicenda si spezza in due tranche. Da un lato le accuse di corruzione e falso ideologico per gli ex amministratori: l’allora sindaco di Montefiascone Fernando Fumagalli, l’assessore all’Ambiente Valdo Napoli e il segretario generale Luciano Carelli. Dall’altro, il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti contestato ad amministratori e dirigenti delle ditte.

L’inchiesta dei pm Stefano D’Arma e Franco Pacifici è del 2006. Secondo l’accusa, una parte degli indagati avrebbe dato vita a una struttura finalizzata al traffico e allo smaltimento illecito di rifiuti speciali pericolosi e non: 23mila tonnellate di scarti costituiti da fanghi di depurazione contenenti alte concentrazioni di piombo, nichel, cadmio zinco e mercurio, terre di bonifica inquinate da Pcb, più altri rifiuti tossico-nocivi dannosi per l’ambiente e la salute dell’uomo, destinati a tre discariche di Toscana, Lombardia, Puglia e Sardegna e terreni agricoli della provincia di Viterbo.

Ma il processo, con zero speranze di arrivare a compimento, è clinicamente morto. La prossima udienza è a marzo. I reati si prescrivono in sette anni e mezzo. Dai fatti, datati 2006, ne sono già passati sette.


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11 dicembre, 2013

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