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Roma - Inchiesta rifiuti Lazio - Depositata dal re di Malagrotta l'istanza per ottenere la revoca della misura cautelare

Arresti domiciliari, Cerroni e Landi ricorrono al Riesame

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Manlio Cerroni

Manlio Cerroni

Bruno Landi

Bruno Landi

Roma – Arresti domiciliari, Cerroni ricorre al Riesame.

Lo hanno annunciato i suoi legali Bruno Assumma e Giorgio Martellino nei giorni scorsi. Ieri, il deposito dell’istanza al tribunale della libertà, cui chiederanno la revoca della misura restrittiva per il re delle discariche.

Dopo gli interrogatori di garanzia davanti al gip di Roma Massimo Battistini, sembra che anche gli altri sei indagati agli arresti domiciliari si sarebbero decisi a tentare la via del Riesame.

Tra loro, anche Bruno Landi, amministratore della società Ecologia Viterbo che gestisce la discarica viterbese di Casale Bussi. Lo stesso Cerroni, patron di Malagrotta, è socio di una delle società che partecipano alla Gesenu, a sua volta partner di Viterbo Ambiente.

L’inchiesta è della procura di Roma che ipotizza, per Cerroni & Co., i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e truffa.

Le indagini del Noe di Roma, coordinato dal capitano Pietro Rajola Pescarini e dal colonnello “Ultimo” Sergio De Caprio, avrebbero portato a galla un sistema per cui Cerroni, tramite i suoi agganci politici, cercava di ottenere autorizzazioni e incentivi per i suoi impianti. Ma nell’ordinanza d’arresto del gip si parla anche di “scavi al di sotto dei limiti consentiti”, tonnellate di rifiuti che arrivavano a Malagrotta nonostante fossero destinati alla differenziata.

E poi, il continuo stato di emergenza a Malagrotta, presumibilmente utilizzato da Cerroni per fare pressioni sulle amministrazioni locali e ottenere nuovi siti.

 


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19 gennaio, 2014

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