--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Inchiesta rifiuti nel Lazio - Sette arresti e ventuno indagati - Così chiamavano il patron di Malagrotta

Manlio Cerroni “il Supremo”

Condividi la notizia:

Manlio Cerroni

Manlio Cerroni

Manlio Cerroni

Manlio Cerroni

Bruno Landi

Bruno Landi

Roma – Una struttura “informale” sovrapposta a quella che, formalmente, gestiva il ciclo dei rifiuti nel Lazio.

Parlano di questo le 400 pagine di accuse contro i sette arrestati dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Roma. Due i nomi che spiccano: Manlio Cerroni e Bruno Landi.

Il primo, 86enne, patron del consorzio Colari (consorzio laziale rifiuti) che gestisce la discarica di Malagrotta.

Il secondo, ex presidente della regione Lazio e amministratore di Ecologia Viterbo, società gestore della discarica viterbese di Casale Bussi.

Proprio Cerroni, secondo gli inquirenti, era “organizzatore e dominus incontrastato del sodalizio”. Gli altri indagati lo chiamavano “con l’appellativo di Supremo”. Un vero perno nella gestione del ciclo dei rifiuti del Lazio, che Cerroni avrebbe aspirato a controllare in regime di monopolio.

I magistrati Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia contestano i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e truffa. L’indagine è stata interamente condotta dai militari del Noe, diretti dal vicecomandante colonnello Sergio De Caprio, noto anche come “Ultimo” dopo l’arresto di Totò Riina, e coordinati dal capitano Pietro Rajola Pescarini.

Stando agli accertamenti del Noe, riepilogati nell’ordinanza del gip di Roma Massimo Battistini, il gruppo Cerroni avrebbe operato in modo spregiudicato. A volte, scrive il gip, “simulando l’esistenza di titoli autorizzativi di fatto inesistenti” come nel caso ella realizzazione dell’invaso per la discarica in località Monti dell’Ortaccio. Lavori in barba alle normative vigenti, con scavi “al di sotto dei limiti consentiti”, che avrebbero causato una “illecita deviazione della falda acquifera sotterranea”.

L’ordinanza del gip parla anche delle tonnellate di rifiuti destinati alla differenziata che arrivavano nella discarica di Malagrotta. Ciò, anche se i titolari degli impianti di differenziazione incassavano svariati milioni di euro. 

E il costante stato di emergenza della discarica di Malagrotta conveniva al gruppo Cerroni, perché costringeva le amministrazioni a trovare nuovi siti.

“Fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività”, scrive ancora il gip Battistini nell’ordinanza d’arresto, che oltre a Cerroni e Landi ha mandato ai domiciliari Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della direzione regionale Energia, il manager Francesco Rando, l’imprenditore Piero Giovi, l’ex dirigente della Regione Lazio Raniero De Filippis e il direttore della discarica di Albano Laziale Pino Sicignano.

In tutto sono 21 le persone coinvolte dall’inchiesta. Tra questi anche l’ex presidente della regione Lazio  Piero Marrazzo, citato in un capo di imputazione per abuso d’ufficio e falso. Sotto accusa c’è l’emanazione di un’ordinanza del 22 ottobre 2008 con cui si ordinava alla Coema di avviare le attività per la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione di Albano Laziale, ordinanza illegittima in quanto il commissario straordinario aveva cessato i suoi poteri il 30 giugno di quell’anno e il presidente della Regione, che emanò formalmente quell’ordinanza, era pertanto divenuto incompetente.


Condividi la notizia:
10 gennaio, 2014

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR