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Viterbo - Comune - Unioni civili - Stefano Aviani Barbacci (Movimento per la vita) interviene sul registro delle coppie di fatto

“Difendiamo la famiglia costituzionale”

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Un'immagine di Viterbo

Viterbo 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto con interesse l’articolo di Giuliano Benigni sulla vexata quaestio delle “coppie di fatto” che mi è parso riflessivo, orientato al dialogo, lontano da tante intemerate assertive e apodittiche contro pretese omofobie e ipocrisie cattoliche, intemerate che di solito soffocano sul nascere ogni possibilità di dibattito e che sono ben poco attente agli aspetti concreti ed oggettivi dei temi in questione.

Benigni rileva (uno dei pochi, per la verità a farlo con libertà intellettuale) come gli interventi delle associazioni (non tutte ecclesiali) avverse all’istituzione del registro fossero fondati, non su pretese di tipo religioso, ma su prevalenti ragioni di carattere “sociale” e “costituzionale”.

Curioso semmai che proprio i fautori del registro abbiano abbondato (e anche Benigni lo fa) in citazioni e riferimenti estrapolati dal magistero papale…

Benigni esprime un certo disagio per il fatto che in sala Rregia non vi sia stato un vero dibattito e che ciascuno sia rimasto sulle proprie posizioni di partenza. C’è del vero in questa osservazione, ma ciò è dipeso da due circostanze che vanno meglio spiegate.

(1) Si trattava di una audizione e dunque, in quella sede, ciascuno aveva il compito di portare all’attenzione degli amministratori quelle valutazioni che fossero condivise nell’ambito della propria associazione e non dibattere, magari aggiustando la propria posizione, con i rappresentanti delle altre associazioni diversamente orientate.

(2) L’inserimento di numerose associazioni anche dopo la scadenza dei termini previsti, l’iscrizione a parlare anche di privati cittadini non rappresentativi di alcunché, un tempo a disposizione ridotto all’ultimo momento a soli 5 minuti, la fretta di chiudere le audizioni entro le 11.30, hanno forse ridotto l’audizione ad un mero atto formale e ostacolato un più approfondito confronto.

Riguardo alla nostra posizione, siamo contenti che Benigni abbia potuto apprezzarne il taglio concreto e sociale, oltre a cogliere come in effetti noi attribuiamo un minore rilievo istituzionale a ciò che oggi si usa definire con il termine “affetti”. Di questo particolare approccio “sociale e istituzionale” sarà tuttavia opportuno offrire qui una più adeguata spiegazione.

A nostro modo di vedere, non spetta alle istituzioni di benedire o normare gli “affetti” (quali che siano). Questi si legittimano e si organizzano da soli, senza il timbro dello stato, rientrando nella sfera (per noi comunque preziosa) della libertà personale e delle scelte cosiddette “private” che sono nella disponibilità di ciascun cittadino e che non impegnano le istituzioni o il denaro pubblico. Come Benigni sa, questa è anche la posizione dell’organizzazione omosessuale “Homovox”.

Spetta però alle istituzioni di riconoscere quelle relazioni che, ben oltre la dimensione (soggettiva ed in giudicabile) dell’affetto, si assumono l’impegno di assolvere ad una importante e delicata funzione sociale, caricandosi i membri di pesanti oneri (e svantaggi fiscali) nei confronti della collettività e che, proprio per questo, sono il vero soggetto debole, la vera “periferia” (se proprio vogliamo ascoltare il papa) da raggiungere e da sostenere.

Oggi, è la famiglia costituzionale (matrimonio civile o religioso non importa) il soggetto debole da sostenere e, dunque, non si tratta di un tema religioso da affermare, ma di un problema di giustizia sociale da riconoscere. Un uomo di sinistra questi aspetti dovrebbe poterli cogliere ancor prima degli altri.

Stefano Aviani Barbacci
MpV (Movimento per la vita) Viterbo

 

20 gennaio, 2014

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