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Lazio - Inchiesta rifiuti - Un articolo del Messaggero ricostruice i rapporti politici intrattenuti dal "re di Malagrotta"

Quando Cerroni telefonava a Fioroni, Realacci e Ronchi…

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Manlio Cerroni

Manlio Cerroni 

Bruno Landi

Bruno Landi 

Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni 

Roma – Tenere sotto scacco Roma e la Regione Lazio con una costante emergenza rifiuti. E poi fare “pressioni” su dirigenti e politici sia locali che nazionali per ottenere i propri scopi.

Su questo meccanismo, secondo l’accusa, si è basato il successo del “Supremo” delle discariche del Lazio, Manlio Cerroni.

E tra i politici a cui telefonava nel corso degli anni, secondo un articolo del Messaggero che riepiloga l’inchiesta, c’è anche il parlamentare viterbese Beppe Fioroni. Il quotidiano romano spiega come sono andate le cose per quanto riguarda la discarica Monti dell’Ortaccio, vicina a un laghetto, per poi parlare di politici di livello nazionale.

“Le pressioni per far approvare la discarica con vista lago (Monti dell’Ortaccio ndr) – si legge nell’articolo del Messaggero che riporta stralci dell’ordinanza di custodia cautelare del gip -, partono dall’epoca della giunta Marrazzo, nel 2008. E anche qui i contatti sarebbero stati ad ogni livello, pure con politici nazionali: «In quel periodo si registrano reiterati contatti, anche personali, con parlamentari (Beppe Fioroni, Ermete Realacci ed Edo Ronchi) e un generoso contributo di 20mila euro alla fondazione Sviluppo sostenibile (gestita dal terzo)». Nel giro di telefonate finisce anche Esterino Montino, allora vicepresidente della Regione Lazio”.

La discarica di Monti dell’Ortaccio doveva, in pratica, succedere a quella di Malagrotta che era già in via di chiusura. Un passaggio che, sempre come riporta il Messaggero, viene spiegato dall’assessore delegato ai rifiuti nel 2008 Mario Di Carlo, poi deceduto, al funzionario oggi commissario ai beni confiscati, che nelle carte è l’elemento di congiunzione tra Cerroni e l’amministrazione.

“Dobbiamo costruire una proroga finalizzata di Malagrotta all’apertura dei Monti Dell’Ortaccio – si legge sul quotidiano che cita le parole di Di Carlo riportate nell’ordinanza del gip Battistini -. Far impiantare Monti Dell’Ortaccio con l’emergenza connessa alla chiusura di Malagrotta che forse è la strada migliore”.

Il passo successivo è ottenere i permessi per la cosiddetta discarica con vista lago, Monti Dell’Ortaccio.

“Quando Malagrotta è ormai satura – continua il Messaggero -, il ras della “monnezza” si muove per ottenere che la nuova discarica di Roma sia proprio accanto a quell’enorme invaso, a Monti dell’Ortaccio, dove in seguito agli scavi avviati e mai autorizzati si è creato un vero e proprio lago. Secondo l’inchiesta, con le sue pressioni Cerroni sarebbe persino riuscito a far saltare il prefetto Giuseppe Pecoraro come commissario all’emergenza rifiuti”.

In tutto sono 21 le persone coinvolte nell’inchiesta rifiuti del Lazio condotta dai carabinieri del Noe. Tra questi anche l’ex presidente della regione Lazio Piero Marrazzo, citato in un capo di imputazione per abuso d’ufficio e falso, mentre i due nomi più rilevanti sono senza dubbio quello di Manlio Cerroni, 86enne, patron del consorzio Colari che gestisce la discarica di Malagrotta e quello di Bruno Landi, ex presidente della regione Lazio e amministratore di Ecologia Viterbo, società gestrice della discarica viterbese di Casale Bussi.

 


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10 gennaio, 2014

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