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Viterbo - Unioni civili - Le associazioni contrarie al registro ribadiscono il no e si preparano qualora dovesse essere approvato - Carla Vanni: "E' pubblico, lo consulteremo e ne daremo conto nelle chiese e sui giornali”.

“Se una coppia di fatto dovesse prevalere su una famiglia, faremo ricorso”

La riunione delle associazioni contrarie al registro

La riunione delle associazioni contrarie al registro

Andrea Filoscia, Carla Vanni, Stefano Aviani Barbacci

Andrea Filoscia, Carla Vanni, Stefano Aviani Barbacci

La riunione delle associazioni contrarie al registro

La riunione delle associazioni contrarie al registro

Andrea Filoscia, Carla Vanni

Andrea Filoscia, Carla Vanni

Viterbo – (g.f.) – Prima notizia: le coppie di fatto esistono. Lo riconoscono anche le associazioni che sono contrarie all’istituzione del registro.

“Ma non hanno un ruolo particolare e utile nel tessuto sociale, rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio, cui spettano prerogative e diritti”.

Parola di Carla Vanni (Sì alla famiglia). Che apre ai diritti alle persone. Singole.

Dopo l’audizione in prima commissione, le associazioni del fronte per il no fanno il punto e ne hanno per tutti. A cominciare dall’amministrazione comunale, per come ha gestito il (non) dibattito.

La loro battaglia è chiara. No, senza se e senza ma. Anche se ammettono che alla fine il registro sarà approvato.

E a quel punto: “Se sarà approvato, sarà approvato, la nostra è un’azione di coscienza. Ci fosse anche una sola coppia che si registra – osserva Vanni – ne prenderemo atto, anche noi abbiamo una lista di bisognosi.

Se qualcuno dovesse iscriversi e ottenere vantaggi prevalendo su una famiglia costituita, sicuramente faremo ricorso alla Corte dei conti.

E’ un registro pubblico, di tanto in tanto andremo a vedere, ne daremo conto nelle chiese e sui giornali”.

Per una semplice ragione: “Siamo contro le sanatorie – osserva Vanni – e questa è una sanatoria di una situazione di fatto.

Perché la società deve dare credito a persone che non prendono un impegno con se stesse, perché dare gli stessi riconoscimenti a chi si mantiene sul vago? Chiederemo una riunione in commissione anche per le famiglie costituite che hanno necessità”. Il registro sarebbe una bomba atomica. Copyright delle associazioni.

Al dibattito in prima commissione, fa notare Stefano Alviani Barbacci (Movimento per la vita) non si è iscritta nemmeno un’associazione di coppie di fatto.

“E’ davvero importante per la città? – si domanda Barbacci – di quelle presenti, molte sono poco conosciute, alcune mai incontrate, qualcuna non ha nemmeno la sede a Viterbo”.

Le critiche si sprecano: “L’impressione che abbiamo avuto quel giorno – ricorda Barbacci – è che ci fossero due pesi e due misure, con un garante che ha garantito più una parte rispetto all’altra e una disattenzione da parte della presidente Mongiardo.

E’ stato fatto tutto in fretta, da tre giorni a uno soltanto, da 12 minuti a 5 per gli interventi.

Ci si poteva iscrivere entro il 31 dicembre, eppure è strano che le associazioni favorevoli al registro si siano iscritte in modo errato e le domande siano state accettate pure la mattina stessa.

Il signore del matrimonio paritario ha chiesto alla signora Vanni dove poteva iscriversi, avendolo saputo solo il giorno stesso. E ha parlato.

L’intervento di Emanuela Dei di Arcilesbica cultura, poi, non ha portato un contributo, ma solo una polemica a braccio, un discorso emotivo e di difficile comprensione.

Si poteva fare di meglio e di più in un clima meno fazioso e rispettoso del nostro ruolo in città e della nostra storia personale”.

Andrea Filoscia di Scienza e vita se la prende con il testo della delibera e del regolamento: “Con questioni scorrette – spiega Filoscia – e scarsamente comprensibili. Poi non è, come riportato, una proposta d’iniziativa popolare.

Parte dal consiglio comunale e non certo a furor di popolo. Nel testo si fa riferimento all’omogenitorialità, anche se si dice che è lontano dall’adozione alle coppie omosessuali, poi non si parla mai di coppie, ma di insiemi di persone.

Una vaghezza e un pressappochismo che dovrebbero allarmare qualsiasi amministratore”.

Quindi le aree di competenza del regolamento: “Tutte – continua Filoscia – casa, formazione, sport, giovani, diritti e partecipazione. Chi entra nel registro si vede riconosciuti privilegi in tutte le questioni di pertinenza del comune. Ma nessun dovere o incombenza, previsti con il matrimonio”.

Si parla di una sala per le cerimonie d’iscrizione al registro: “Le coppie di fatto sono decantate per la loro visione della vita essenziale – incalza Filoscia – invece qui addirittura si prevede una sala. E’ uno degli aspetti grotteschi del regolamento”.

Un testo raffazzonato secondo le associazioni, ma pure se dovesse essere corretto in ogni passo, il risultato sarebbe lo stesso, il no rimarrebbe a prescindere. “Noi diciamo di no – osserva Filoscia – ma non è una contrarietà ideologica.

Il movimento Sì alla vita ha promosso una petizione contro il registro: “Abbiamo raccolto 2084 firme – ricorda Carla Vanni – per richiamare l’attenzione sul tema. Ci accusano d’averle raccolte fuori dalle chiese. Ovvio che noi andiamo dove sappiamo d’essere apprezzati, come la signora Dei sarà andata per raccogliere firme, magari all’Arci. Dove sta lo scandalo?”.

Poi mette in guardia chi pensa d’invalidare le firme. Anche se essendo una petizione, ha un valore puramente morale.

“Se dovesse accadere – precisa Vanni – prenderemo atto che qualcuno ritiene il nostro parere sul piano morale ininfluente.

Allora vorrei ricordare che dalle chiese escono persone che votano anche il Pd. La prossima volta prenderanno atto che il registro non era sul programma elettorale.

Noi abbiamo depositato le nostre firme in comune, non senza difficoltà. Non sappiamo dove Arcilesbica abbia depositato le proprie, ce lo facciano sapere. Vorremmo fare altrettanto”.

C’è stato l’inghippo della petizione online, con l’utilizzo all’oscuro dei diretti interessati, della mail di praticamente tutti i consiglieri della prima commissione.

“Sono andata in questura, mi sono messa in contatto con i tecnici che curano il sito chiedendo gli indirizzi ip, che ho girato agli investigatori.

Le firme fasulle risultano essere state fatte il 10 e il 15 gennaio. Il 10 qualcuno si è iscritto di notte con nomi del tipo Napoleone, quattro o cinque casi in tutto.

Il 15 intorno alle 15 sono arrivate le firme di tutta la prima commissione, a esclusione di De Alexandris, Troili e Moricoli.

Spero che si arrivi all’individuazione dei responsabili di quella che io ritenevo una presa in giro.

Le persone interessate dal canto loro non penso che abbiano avuto un danno d’immagine, visto che i loro nomi non erano pubblicati. L’atto comunque è illegale e costituisce reato. Abbiamo anche noi sporto denuncia”.

23 gennaio, 2014

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