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Montefiascone - Minorenni straniere denunciano violenza sessuale - Cinque ventenni davanti al gup

Stuprate nel bosco, al via l’udienza preliminare

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Montefiascone – Stuprate nel bosco dopo una notte in discoteca. A denunciarlo, due anni fa, erano state due amiche di 16 e 17 anni, straniere nella Tuscia in vacanza studio.

Dissero di essere rimaste per tre ore in un boschetto a Montefiascone a subire gli abusi di cinque ragazzi poco più grandi, conosciuti la sera stessa.

Era l’alba del 30 settembre 2012. La settimana prossima, per i cinque ventenni, quattro di Acquapendente e uno di Onano, inizierà l’udienza preliminare.

Il gup del tribunale di Viterbo dovrà valutare se credere ai giovani indagati, da sempre compatti nel respingere le accuse, o alla versione delle due presunte vittime, mai stata completamente coincidente.

Le ragazze dubitano l’una dell’altra. Ascoltata dagli inquirenti, la 16enne norvegese avrebbe detto di non aver sentito l’amica gridare, mentre era appartata con i quattro del gruppo. Entrambe, in pratica, dicono di essere state violentate. Ma la più piccola non conferma lo stupro dell’altra, la 17enne russa. Che però si è confidata con gli amici di Facebook, cui avrebbe raccontato ogni particolare di quell’after-party da incubo.

E’ questa la prova-regina della procura: la perizia informatica che mette nero su bianco i messaggi in cui l’adolescente si apre con gli amici e racconta lo stupro. 

Ma per la difese non basta: “Le ragazze sono inattendibili”, hanno dichiarato fin dal primo momento gli avvocati Angelo Sodani e Giandomenico Caiazza.

Quella sera avrebbero deciso insieme di fare uno strappo alla regola: anziché rincasare a mezzanotte, restano fino alle 5 del mattino in discoteca, per poi chiudere la serata con quelle tre ore in macchina nel boschetto di Montefiascone. Ultima tappa del passaggio dato dai ragazzi, prima di riportare le due amiche ad Acquapendente, dalle famiglie che le ospitavano. La difesa parlerebbe, addirittura, di testimoni pronti a confermare di aver visto le ragazze scambiare effusioni con i cinque, prima di denunciarli per violenza sessuale.

Una tesi, quella dell’inattendibilità delle due giovanissime, sposata sia dal gip sia dal tribunale del Riesame, che rigettarono le richieste di arresto per la procura. Due pesanti spallate all’indagine. Ma gli inquirenti sono andati avanti fino alle richieste di rinvio a giudizio, come annunciato dal procuratore capo Alberto Pazienti: “Anche se l’indagine ha subito minacce d’aborto, noi porteremo avanti il parto. Fino al processo, se potremo”, dichiarò a richieste di arresto respinte.

Se sarà processo o no, lo dirà il gup.


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31 gennaio, 2014

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