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Viterbo - Processo Cev in Corte dei conti - Le motivazioni della sentenza d'appello

Balducci non aveva precisi obblighi di controllo

Armando Balducci

Armando Balducci 

Giancarlo Gabbianelli

Giancarlo Gabbianelli 

Viterbo – Stanno in 57 pagine le motivazioni della sentenza d’appello del crack Cev.

A una settimana dalla decisione della Corte dei conti, i giudici spiegano il perché dei risarcimenti “scontati” rispetto alla prima sentenza. Qualche cifra: 80mila euro, anziché 270mila, per l’ex sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli; 244mila euro invece di 902mila per l’ex dirigente dei Lavori pubblici Paolo Izzi. Tutto per il danno erariale causato attraverso la società multiservizi, partecipata del comune.

Ma il principale elemento di novità della nuova sentenza si chiama Armando Balducci. I magistrati contabili lo hanno assolto, insieme all’ex amministratore delegato del Cev Roberto Leone e all’ex dirigente Maurizio Guerrini.

La terza sezione giurisdizionale centrale d’appello individua tre “voci di danno”: maggiori costi da violazione delle regole sulla concorrenza; illecita gestione extracontabile di spese comunali; diseconomica attività di capitalizzazione del Centro energetico Viterbo.

La prima voce riguarda gli appalti affidati direttamente al Cev che, a sua volta, li subappaltava agli imprenditori del consorzio socio della partecipata. Verde pubblico, igiene urbana, pulizia del comune e dei bagni pubblici, manutenzione del tribunale, illuminazione e cimitero. Questi i servizi finiti sotto la lente della magistratura contabili, che sull’argomento è categorica. Nelle motivazioni si legge che “le difese sostengono la piena legittimità degli affidamenti diretti alla Cev, in quanto “organismo di diritto pubblico” e, pertanto, a tutti gli effetti “amministrazione aggiudicatrice”. Le pur pregevoli argomentazioni addotte non riescono, però, a superare il fatto che la scelta del socio privato nella società Cev non è avvenuta con procedure di evidenza pubblica”.

In poche parole il Cev “non era legittimata a vantare l’invocato “diritto di esclusiva” sull’aggiudicazione degli appalti pubblici da parte del comune di Viterbo. La società a capitale misto non può divenire strumento per la sistematica violazione delle regole di evidenza pubblica”.

Il danno, in questo caso, deriverebbe dalla “differenza tra i compensi pattuiti per i servizi affidati alla Cev e il prezzo più basso che questa, a sua volta, definiva con il subappaltatore”.

La gestione extracontabile delle spese riguarda gli importi erogati in violazione del testo unico sugli enti locali, che “avrebbero dovuto avere il riconoscimento di legittimità del consiglio comunale”.

Infine, i danni da diseconomica capitalizzazione del Cev. Ossia, le due delibere di finanziamento adottate nel 2007 dalla giunta, per circa due milioni di euro.

Sull’ex direttore generale del comune Armando Balducci, i magistrati contabili non rintracciano precisi obblighi di controllo. In primo grado era stato condannato a pagare 120mila euro per “la condotta omissiva dei propri obblighi di controllo, vigilanza, gestione e informazione”. Ma i giudici non hanno spiegato “cosa, a fronte delle scelte della giunta comunale di adottare le due delibere, avrebbe dovuto fare il direttore generale in esecuzione degli obblighi”.

Stesso discorso per gli assolti Maurizio Guerrini e Roberto Leone: anche loro senza nessun ruolo attivo nelle decisioni della giunta.


Gli importi della sentenza d’appello della Corte dei conti

– Paolo Izzi (ex dirigente ai Lavori pubblici), euro 244mila;

– Giancarlo Gabbianelli (ex sindaco), euro 80mila;

– Paolo Muroni (all’epoca dei fatti assessore alla Cultura nonché vicesindaco) e Antonio Fracassini (ex assessore ai Lavori pubblici), euro 100mila;

–  gli ex assessori Giovanni Maria Arena (Affari generali), Maurizio Tofani (Urbanistica), Francesco Moltoni (Ambiente), Marco Maria Bracaglia (Bilancio e società partecipate), euro 80mila;

– Mauro Rotelli (ex assessore ai Servizi sociali), euro 90mila;

– Armando Balducci (ex direttore generale), assolto;

– Maurizio Guerrini  (ex dirigente del servizio finanziario), assolto;

– Massimo Romolo Rossetti (dirigente agli Affari generali), già definito;

– Fosca Mauri (ex assessore al Decentramento), euro 40mila;

– Mario Rossi (dirigente), già definito;

– Alfredo Matteucci (ex comandante della polizia municipale), già definito;


Gli importi nel dispositivo della sentenza di primo grado della Corte dei conti

La Corte dei conti – Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio, definitivamente pronunciando, condanna i sottoindicati al pagamento a favore del Comune di Viterbo delle somme per ciascuno specificate, e precisamente:

– Paolo Izzi (ex dirigente ai Lavori pubblici), euro 902.000,00;

– Giancarlo Gabbianelli (ex sindaco), euro 270.500,00;

– Antonio Fracassini (ex assessore ai Lavori pubblici) e Mauro Rotelli(ex assessore ai Servizi sociali), ciascuno, euro 210.500,00;

– gli ex assessori Giovanni Maria Arena (Affari generali), Maurizio Tofani (Urbanistica), Francesco Moltoni (Ambiente), Marco Maria Bracaglia (Bilancio e società partecipate), Roberto Leone (ex amministratore delegato Cev), ciascuno, euro 190.500;

– Armando Balducci (ex direttore generale) euro 120.000;

– Maurizio Guerrini (ex dirigente del servizio finanziario), euro 100.000;

– Massimo Romolo Rossetti (dirigente agli Affari generali) euro100.000;

– Fosca Mauri (ex assessore al Decentramento), euro 95.500;

– Mario Rossi (dirigente), euro 69.000;

– Paolo Muroni (all’epoca dei fatti assessore alla Cultura nonché vicesindaco), euro 20.000;

– Alfredo Matteucci (ex comandante della polizia municipale), euro 15.000.

27 marzo, 2014

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