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Corte dei conti - L'ex city manager scagionato in appello - Sconti per Gabbianelli e tutti gli altri imputati

Cev, assolto Armando Balducci

Armando Balducci

Armando Balducci

L'avvocato Cosimo Alfonso Mastromarino

L’avvocato di Balducci e Gabbianelli Cosimo Alfonso Mastromarino

Giancarlo Gabbianelli

Giancarlo Gabbianelli

Mauro Rotelli

Mauro Rotelli

L'ex dirigente comunale del settore Bilancio Maurizio Guerrini

Maurizio Guerrini

L'assessore Giovanni Arena

Giovanni Arena

Francesco Moltoni

Francesco Moltoni

Maurizio Tofani

Maurizio Tofani

Fosca Mauri Tasciotti, vicepresidente di Confartigianato

Fosca Mauri Tasciotti

Paolo Muroni

Paolo Muroni

Viterbo – (s.m.) – Assolto Armando Balducci.

I giudici della Corte dei conti scagionano l’ex city manager dal danno erariale provocato attraverso il Cev.

Il crack della società partecipata del comune di Viterbo ha partorito due diverse indagini. Quella della procura viterbese ha portato a giudizio 26 persone tra imprenditori ed ex amministratori. Su 16 di loro si era abbattuta anche la mannaia della Corte dei Conti, che nell’ottobre 2010 aveva condannato l’ex sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli, assessori e dirigenti a sborsare in tutto più di tre milioni di euro per gli appalti affidati direttamente al Cev e poi agli imprenditori soci. 

Già all’epoca fu una vittoria, visti i 7,3 milioni di euro di danno erariale contestati dalla procura regionale contabile. Ma le difese fecero appello. E oggi, con la sentenza di secondo grado, le cifre scendono ancora.

Balducci, condannato in primis a pagare 120mila euro, viene assolto. Scagionati anche l’ex dirigente del servizio finanziario Maurizio Guerrini e l’ex amministratore delegato del Cev Roberto Leone, morto anni fa, condannati dalla prima sentenza a versare 100mila e 190mila 500 euro nelle casse del comune.

Sconti importanti per tutti gli altri. L’ex sindaco Gabbianelli passa da 270mila a 80mila euro e viene equiparato agli ex assessori Giovanni Arena, Marco Maria Bracaglia, Francesco Moltoni e Maurizio Tofani, scesi anche loro a 80mila euro da 190mila e 500.

Fosca Mauri Tasciotti scende da 95mila 500 euro a 40mila. Risarcimento più che dimezzato per gli ex assessori Mauro Rotelli e Antonio Fracassini, morto l’anno scorso. Entrambi partivano da 210mila euro: per Rotelli diventano 90mila, per Fracassini 100mila. Stessa cifra per Paolo Muroni, dal percorso originalissimo: i 20mila euro di risarcimento della prima condanna si trasformano in 190mila, per un errore materiale dei giudici. Ora, con l’appello, scende a 100mila euro.

Infine l’ex dirigente dei Lavori pubblici Paolo Izzi. Il più colpito dalla sentenza di primo grado: da 902mila euro passa a 244mila.

Qualcuno ha preso strade diverse. Stralciate le posizioni dell’ex comandante della polizia locale Alfredo Matteucci (15mila euro in primo grado) e dell’ex dirigente Massimo Romolo Rossetti (100mila euro), di cui non c’è traccia nella sentenza d’appello. Dichiarata estinta anche la posizione dell’altro dirigente Mario Rossi (69mila euro), probabilmente per condono erariale. Una specie di “patteggiamento” che consente al condannato di pagare tra il 10 e il 30 per cento dell’importo totale.

Una sentenza più equilibrata, per l’avvocato di Balducci e Gabbianelli, Cosimo Alfonso Mastromarino. “Balducci non aveva firmato nessun atto che potesse legarlo a questa vicenda – dichiara il legale -. Anche Gabbianelli si vede restituire, almeno in parte, la sua onorabilità politica. Non è lui il deus ex machina dello spreco di risorse: i giudici di secondo grado lo hanno trattato come gli altri membri della giunta”.

Per la difesa, non c’è un deus ex machina e non c’è una “diarchia”. “La sentenza corregge un equivoco che va avanti da anni: Balducci e Gabbianelli non sono il duo che ha guidato questo processo di dissolutezza. Per anni sono stati additati come i cervelli di un’operazione di dissipamento delle risorse comunali. Non è così”. Si parla di due stanziamenti dal comune al Cev per circa due milioni di euro tra il 2006 e il 2007. Somme che, per l’accusa, non furono usate come aumento di capitale, ma per ripianare le passività della partecipata.

Per Gabbianelli c’è la speranza di un’ulteriore riforma. “Si potrebbe ancora ricorrere in Cassazione – spiega l’avvocato Mastromarino -, perché per noi, il danno è da sempre derivato da una cattiva gestione del Cev e non dai fondi erogati dal comune alla società”. Quanto a Balducci, il proscioglimento è definitivo e per, l’avvocato, “peserà anche sul processo penale in corso”.

21 marzo, 2014

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