--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Civita Castellana - Paziente violentata in ospedale confermato il primo grado - Gli avvocati di parte civile Alfredo Perugi e Paolo Delle Monache commentano la sentenza della corte d'appello inflitta all'infermiere

“Condanna giusta, ora non resta che renderla definitiva”

di Francesca Buzzi
Condividi la notizia:

Giovanni Piergentili

Giovanni Piergentili, l’infermiere arrestato per violenza sessuale su una paziente dell’Andosilla 

L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache 

Civita Castellana – Quasi tre ore di udienza e appena un quarto d’ora per confermare la condanna.

Sono bastati poco più di quindici minuti ai giudici della corte d’appello di Roma per emettere la sentenza nei confronti dell’infermiere accusato di violenza sessuale su una paziente dell’Andosilla di Civita Castellana. Il verdetto è lo stesso del primo grado di giudizio: cinque anni e quattro mesi di reclusione, più il pagamento delle spese processuali e una provvisionale, già versata, di 15mila euro.

L’accusa per il 57enne Giovanni Piergentili è di violenza sessuale nei confronti di una donna sulla quale l’infermiere avrebbe allungato le mani mentre era ancora sotto sedativi, su un lettino d’ospedale.

“Siamo molto soddisfatti – commenta l’avvocato di parte civile Alfredo Perugi -. Il fatto che i giudici hanno deciso di confermare la condanna dopo appena un quarto d’ora di camera di consiglio è segno che sia il procuratore generale che la nostra difesa hanno chiarito alla perfezione la vicenda durante la discussione”.

La sentenza era tutt’altro che scontata, anche perché il presidente del collegio della corte d’appello il 7 novembre del 2013 aveva deciso di rinviare l’udienza di alcuni mesi proprio per dare più tempo e più attenzione al caso. Un’attesa che poteva essere interpretata a favore della difesa dell’imputato e che invece ha solo fatto slittare la conferma della condanna.

“I legali di Piergentili – continua l’avvocato Perugi – hanno portato all’attenzione dei giudici la planimetria dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana dove avvenne la violenza. Era l’arma per tentare di dimostrare che l’infermiere originario di Sant’Oreste si trovava da un’altra parte rispetto alla saletta in cui stava la nostra assistita. Ma le prove dalla nostra parte erano fin troppe e, nonostante ci tenga a sottolineare la grande preparazione degli avvocati Roberto Zannotti e Maurizio Barca, sono convinto che questa condanna sia più che giusta”.

A far pendere l’ago della bilancia verso la conferma del primo grado, secondo l’avvocato Perugi, ci sarebbe anche la condotta dell’infermiere, trovato in possesso di materiale pornografico. Ma c’è di più. Il 57enne è stato denunciato anche da un’altra donna per situazioni analoghe a quella del 2011 all’Andosilla. I fatti, però, risalivano in quel caso agli anni ’90 ed erano quindi troppo vecchi per essergli imputati.

Il processo, quindi, si è celebrato soltanto in relazione a quanto raccontato l’8 febbraio 2011 da una paziente dell’ospedale di Civita Castellana alla questura di Viterbo. Quel giorno la donna racconta gli agenti di essere stata palpeggiata su un lettino dell’ospedale Andosilla, mentre era ancora sotto sedativi, dopo una gastroscopia e colonscopia.

Le indagini culminano nell’arresto dell’infermiere caposala Giovanni Piergentili l’8 marzo, da parte della squadra mobile di Fabio Zampaglione, su richiesta del pm Renzo Petroselli. I suoi avvocati, Zannotti e Barca, chiedono il rito abbreviato secco e il 27 ottobre dello stesso anno arriva la condanna del gup Franca Marinelli a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Ieri, infine, la conferma della sentenza anche da parte dei giudici della corte d’appello.

“La vittima della violenza sessuale – conclude l’avvocato Perugi – ha assistito anche all’udienza di ieri pomeriggio. A sostenerla c’erano alcuni amici, ma l’indignazione nel riascoltare di nuovo la ricostruzione di quei terribili momenti, l’ha fatta più volte sbottare in aula. Una reazione più che comprensibile per un’esperienza così atroce che, almeno, ha trovato giustizia nella sentenza di condanna”.

Soddisfatto anche il collega di Alfredo Perugi, l’avvocato Paolo Delle Monache. “Ci abbiamo creduto fin da subito – commenta l’altro legale di parte civile -. Ora non resta che rendere questa sentenza definitiva con il terzo grado di giudizio. Inutile ripetere che la condanna è più che giusta. La nostra assistita ci aveva portato elementi molto precisi che dimostravano le responsabilità dell’imputato senza troppi dubbi”.

Le motivazioni della sentenza della corte d’appello di Roma saranno depositate entro 90 giorni.

Francesca Buzzi


Condividi la notizia:
6 marzo, 2014

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR