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Viterbo - Tribunale - Violenza sessuale, Miotto sconvolto per la condanna a cinque anni e mezzo - Le lacrime della vittima all'uscita dall'aula - La difesa: "Faremo appello e lo vinceremo"

“Domani, comunque, si torna a ballare”

di Stefania Moretti
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L'ex ballerino di "Amici" Catello Miotto

L’ex ballerino di “Amici” Catello Miotto

Catello Miotto

L’ex ballerino di “Amici” Catello Miotto

Catello Miotto insieme al cugino, che lo ha accompagnato in tribunale

Catello Miotto insieme al cugino, che lo ha accompagnato in tribunale a Viterbo

Viterbo – Il pianto di lei all’uscita dall’aula. La fuga di lui, rosso in viso e senza parole.

E’ lo stesso processo, vissuto dalla vittima e dall’imputato. Da ieri condannato.

Per il tribunale di Viterbo Catello Miotto è colpevole e deve scontare cinque anni e mezzo per violenza sessuale. L’ex ballerino di “Amici” si è fatto vedere per la prima volta all’ultima udienza di ieri, terminata con la decisione dei giudici. Cinque anni e mezzo di reclusione, più interdizione perpetua dai pubblici uffici e 10mila euro alla donna che lo denunciò nel 2010.

Oggi in aula girano al largo l’uno dall’altra. Ma la notte del 26 febbraio di quattro anni fa si ritrovarono da soli in casa dell’ex marito di lei, amico di Miotto. Fu lui a trovarli sul letto e a spingere via il ballerino, che finì in arresto per violenza sessuale. “Sono stati quattro anni di agonia”, commenta lui fuori dall’aula in attesa della sentenza. Quattro anni passati a cercare di capire cosa successe davvero quella notte in quella camera.

Il pm Chiara Capezzuto ha pochi dubbi. Sulle coperte c’era troppo sangue. Accusa e difesa citano le relazioni dei medici legali perché proprio sulla lettura di quella ferite si gioca parte del processo. Ma la grammatica delle lesioni non parla chiaro. Per il consulente dell’avvocato di parte civile Fabrizio Ballarini, i segni sul corpo della donna sono incompatibili con un rapporto sessuale appassionato. La difesa sostiene il contrario in base alla la relazione del consulente del pm, che sembra scagionare l’imputato. Sul collo Miotto ha un segno che non è un morso, ma un succhiotto. Come si spiega con una violenza?

I difensori Elio D’Aquino e Alfredo Trotta continuano: lei lo ha fatto entrare in casa e, se violenza è stata, non ha neppure provato a gridare. La parte civile spiega che un invito a entrare in casa non è un lasciapassare per la camera da letto. E se non ha urlato, è stato solo per proteggere la figlia che dormiva nella stanza accanto.

L’avvocato Ballarini chiede 100mila euro di risarcimento. Il pm sei anni e tre mesi di reclusione. La difesa l’assoluzione per nom aver commesso il fatto. Prima di requisitoria e arringhe, parlano Miotto e il consulente di parte civile.

Due ore circa di udienza a porte chiuse, su richiesta della donna. Fuori ci sono i parenti di Catello che aspettano. Lo hanno accompagnato il cugino e lo zio. “Qui dentro è spaesato – dice il primo -. Di aule, conosce solo quelle di danza”. Miotto oggi vive a Bologna, dove insegna danza moderna, zumba e pilates. “Lascio fare ai giudici il loro lavoro perché so che emergerà la verità. Io so cos’è successo quella notte”, dichiara il ballerino prima della sentenza.

Dopo, è tutto diverso. La donna lascia l’aula commossa: i giudici le hanno creduto. La parte civile è pacatamente soddisfatta, come si può essere in un caso del genere. “Di fronte a certi fatti siamo tutti diversi. La reazione di una donna non può essere prevedibile, né riducibile a un cliché. Si può urlare o vivere un dolore in silenzio con gli occhi sbarrati”. Ballarini pensa alla figlia di Sophia Loren, nel film “La Ciociara”. 

Miotto esce sconvolto. L’avvocato D’Aquino lo accompagna: “Faremo appello e lo vinceremo”, dichiara il legale. Lui non dice una parola, ma in aula, poco prima del verdetto si consolava ad alta voce: “Domani, comunque vada, si torna a ballare”.

Stefania Moretti


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12 marzo, 2014

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