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Estorsione, chiusa l’inchiesta su Gianlorenzo e De Santis

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Paolo Gianlorenzo [3]

Paolo Gianlorenzo

L'avvocato Franco Taurchini [4]

L’avvocato Franco Taurchini

Paolo Gianlorenzo con l'avvocato Franco Taurchini in Procura [5]

Paolo Gianlorenzo con l’avvocato Franco Taurchini in Procura

L'avvocato Samuele De Santis [6]

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – Arriva al capolinea l’inchiesta per estorsione sul giornalista Paolo Gianlorenzo e l’avvocato Samuele De Santis.

Nei giorni scorsi sarebbero stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini.

In tre erano finiti sul registro degli indagati del pm di Viterbo Massimiliano Siddi. Oltre al giornalista e all’avvocato, anche una collaboratrice di studio del legale.

L’indagine esplode nel giugno 2013. Due le ipotesi inizialmente contestate: il falso, per l’avvocato e la collaboratrice, su un documento per ottenere il rinvio di un’udienza. Ma il reato più grave è quello di estorsione, ipotizzato sia per Gianlorenzo che per il legale. Mentre più tardi, a ottobre, a carico del giornalista emerge anche la presunta violenza privata [7] alla moglie dell’ex capogruppo regionale Pdl Francesco Battistoni.

L’estorsione sarebbe consistita in una serie di azioni messe in atto da De Santis per avere clientela. Clientela d’élite. Perché, secondo le indagini, all’avvocato non sarebbero bastati assistiti ordinari. De Santis avrebbe aspirato a politici e imprenditori. Gente che, se inquisita, avrebbe potuto facilmente conquistare le prime pagine dei giornali, assicurandogli popolarità.

Non a caso l’avvocato avrebbe cercato di pescare nel mare magnum dell’inchiesta “Genio e sregolatezza” [8]: il tentacolare fascicolo sugli appalti truccati offriva materiale interessante su cui lavorare. 63 indagati nel primo filone e pochi nomi ma eccellenti nel secondo. Tra questi, il legale Luigi Todaro [9]. Stando alle indagini, De Santis avrebbe cercato di avvicinarlo, con l’apporto di Paolo Gianlorenzo, suo cliente e giornalista locale.

Per quella vicenda, l’avvocato finì ai domiciliari. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Francesco Rigato immortalò precisamente il ruolo del giornalista: “Non quello di una mera spalla ma uno strumento di cui De Santis si fa forte”. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, De Santis e Gianlorenzo avrebbero cercato di agganciare Todaro e l’ex assessore provinciale Paolo Bianchini.

Todaro – indagato in “Genio e sregolatezza” – sarebbe stato invitato nello studio di De Santis e nella redazione di Gianlorenzo. Per gli investigatori, è in questi incontri che sarebbe scattato il piano intimidatorio. Gianlorenzo e De Santis gli avrebbero prospettato la possibilità di un arresto e quella di far uscire articoli sui giornali. In primis quello di Gianlorenzo, ma anche tutti gli altri: “I giornali li controllo io”, avrebbe detto De Santis a Todaro. I due avrebbero lasciato a intendere che il tenore degli articoli di Gianlorenzo sarebbe cambiato a una condizione: che Todaro nominasse De Santis come suo avvocato. Detto. Fatto.

Con Bianchini avrebbero cercato di giocare d’anticipo. “Ti stanno addosso”, gli avrebbero detto, insinuando un suo coinvolgimento nell’appaltopoli viterbese. Bianchini sarebbe stato invitato ad attivarsi per sapere se era sotto inchiesta. Tramite sue presunte “entrature in Procura”, De Santis poteva richiedere per lui il certificato che attesta le iscrizioni nel registro degli indagati. Intanto Gianlorenzo scriveva. “Oggi uscita soft – scrive De Santis in un messaggio a Bianchini, commentando l’articolo -. Se vuoi uscire con la cronaca giudiziaria fammi sapere e ti organizzo tutto”.

Nell’agosto 2013 De Santis si presenta in Procura: in un interrogatorio davanti al pm prende le distanze dal giornalista, dicendosi lui stesso vittima delle sue pressioni [10]. Gianlorenzo gli avrebbe fatto sapere di essere a conoscenza di notizie riservate sull’avvocato e sulla loro inchiesta. Al quel punto, De Santis avrebbe adottato una linea conciliante, per paura. Dopo quell’interrogatorio, parte la prima richiesta di arresto per Gianlorenzo, rigettata. La seconda, a distanza di appena due mesi, sarà accolta: violenza privata e minacce alla moglie dell’ex capogruppo Pdl Francesco Battistoni. E per il giornalista scattano le manette [11].

Ora che gli inquirenti fanno il punto sulle accuse, la difesa esce allo scoperto: “La supposta estorsione, per noi, è al massimo violenza privata – afferma Franco Taurchini, difensore di Gianlorenzo insieme a Carlo Taormina -. Al più, Gianlorenzo potrebbe aver costretto Bianchini e Todaro a far firmare la delega a De Santis per richiedere il certificato per le iscrizioni sul registro degli indagati. Ma nel farlo, cosa ci avrebbe guadagnato? Non vedo l’ingiusto profitto. E senza ingiusto profitto non c’è estorsione”.

Quanto alla presunta calunnia agli agenti della stradale [12], accusati da Gianlorenzo di aver manomesso gli atti del fascicolo l’avvocato Taurchini dichiara che “nell’avviso di conclusione delle indagini l’episodio non è citato”. Gli indagati hanno tempo venti giorni per presentare memorie o chiedere interrogatori. “Gianlorenzo non lo farà perché ha già risposto a tutto”. Mentre a De Santis l’avviso non sarebbe ancora arrivato.


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