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Viterbo - Quattro imputati, tra buste con bossoli e la ricettazione dei leoni in porfido da 700mila euro

“Lions”, minacce e opere d’arte: inizia il processo

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Il blitz dei carabinieri

Un’immagine del blitz dei carabinieri

I leoni che danno il nome all'operazione Lions

I leoni che danno il nome all’operazione Lions

Spartaco Pasquini, 45enne

Spartaco Pasquini

Severino Cuseo, 56enne

Severino Cuseo

Marco Gentile 44enne

Marco Gentile

Viterbo – Due leoni in porfido rubati a Lucca e un busto reliquiario trafugato nel ’33. E’ il tesoretto recuperato nell’operazione Lions: 11 arresti nel 2011, la maggior parte per ricettazione di opere d’arte.

Da quei leoni da 700mila euro prese il nome il blitz scattato a Bolsena. Dopo tre anni, patteggiamenti, archiviazioni e riti abbreviati arrivano in quattro al processo iniziato ieri. Di minacce risponde Spartaco Pasquini, 48enne di Bolsena, impresario di pompe funebri. Mentre la ricettazione di opere d’arte ricade sul 47enne di Gradoli Marco Gentile, sul 42enne di Ficulle (Terni) Enea Antoci e sul 62enne di Portalbera (Pavia) Severino Cuseo. 

Pasquini fu uno degli indagati che passarono più tempo prima in carcere e poi ai domiciliari. Secondo il pm Stefano D’Arma, aveva fatto recapitare una testa d’agnello sanguinante a un suo concorrente, titolare di un’impresa di pompe funebri di San Lorenzo Nuovo. Per quella tentata estorsione, Pasquini ha patteggiato un anno e otto mesi. Ma resta alla sbarra per la doppia minaccia al carabiniere di Montefiascone che indagava su di lui e al consigliere comunale di Sel Maurizio Puri, “colpevole” di aver chiesto maggiore trasparenza sull’appalto dei servizi cimiteriali del 2010. A entrambi furono recapitati bossoli inesplosi in busta chiusa con avvertimenti inquietanti. Tipo: “Attento a quello che dici. Collega il cervello prima di parlare”.

Gli altri rispondono della ricettazione di tutti i beni artistici ritrovati nell’ondata di perquisizioni dell’autunno 2010, cui fece seguito il blitz. I leoni erano nella disponibilità di Gentile. Il fabbro di Gradoli si è sempre difeso sostenendo di averli ricevuti per realizzare un basamento. Non sapeva che le due sculture in pietra calcarea del XII secolo erano state rubate dal Real Collegio di Lucca il 17 marzo 2009. Quanto al busto reliquiario in legno raffigurante San Dioniso era stato rubato dal comune di Valfabbrica (Perugia). 

I leoni hanno fatto ritorno a casa il 25 novembre 2010. I carabinieri li hanno restituiti al museo nazionale Villa Guinigi di Lucca.


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18 marzo, 2014

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