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Viterbo - Polizia - Squadra mobile

Lo chiamavano “Colpo in canna”

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Le pattuglie della polizia

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile di Viterbo Fabio Zampaglione

Viterbo – Lo chiamavano “colpo in canna”. Non a caso.

Secondo inquirenti e conoscenti, Giuseppe Amoruso aveva il grilletto facile. Il 32enne di Bari è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per aver gambizzato il fratello di un pentito. Ma Amoruso era già in cella.

Tra la sfilza dei suoi precedenti per estorsione, rapina e detenzione abusiva di arma ce n’è anche uno per omicidio. L’omicidio Fraddosio

Sarebbe stato Amoruso a uccidere il 34enne Cosimo Damiano Fraddosio nella sua autorimessa. Un omicidio avvenuto in strada, nel quartiere San Paolo di Bari per vendetta: tempo prima Fraddosio aveva schiaffeggiato Michele Minella dopo una lite per la viabilità. Un gesto istintivo che è stato come una condanna a morte per il 34enne.

Le indagini dicono che il suocero di Minella, il 49enne Giuseppe Misceo, vuole lavare l’onta col sangue. In Misceo, noto come “il fantasma”, reggente del clan Montani-Telegrafo, la polizia vede il mandante del delitto, mentre Amoruso sarebbe stato l’esecutore materiale. In arresto finisce anche Matteo Minella, fratello dello schiaffeggiato, accusato di aver partecipato all’esecuzione.

Amoruso spara cinque colpi alla nuca di Fraddosio. Uccide il figlio Cosimo e ferisce il padre Giuseppe, meglio conosciuto come “Pinuccio la guagliola”. Per quell’agguato pianificato nel dettaglio riceverà un motoscafo come ricompensa. E’ il 30 ottobre 2009. 

Appena due mesi prima, l’agressione a Vincenzo Valentino, fratello di un collaboratore di giustizia. Valentino viene gambizzato in strada, sempre al quartiere San Paolo. Sulla moto che lo avvicina, ci sono Misceo e Amoruso.

A loro carico, la polizia esegue due ordinanze di custodia cautelare in carcere tra gennaio e febbraio 2014. Un lavoro certosino quello della squadra mobile di Bari e Viterbo che, in cinque anni, ricostruiscono i due fatti con precisione, attraverso i racconti dei pentiti. E per Misceo “il fantasma” e Amoruso “colpo in canna” le manette scattano due volte in poco più di un mese e mezzo.


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2 marzo, 2014

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