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L'irriverente - Le tappe della nascita dell'ateneo

L’università che fecero i viterbesi… poi vennero i professori

di Renzo Trappolini

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Giulio Andreotti con il rettore Scarascia Mugnozza

Giulio Andreotti con il rettore Scarascia Mugnozza 

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo – Al primo rettore dell’Università della Tuscia, il professor Gian Tommaso Scarascia Mugnozza è stata di recente intitolata l’aula magna dell’ateneo.

Riconoscimento doveroso per l’opera, la scienza e l’alto profilo di chi nel 1982 diede concretezza al progetto che, fin dagli anni ’50, come ricorda il professor Barbini, animò politici, sindacacalisti, enti e uomini di cultura a Viterbo.

Una lunga storia che varrebbe la pena ripercorrere, anche perché s’intreccia con temi di grande rilievo costituzionale come la libertà di insegnamento e quindi con la possibilità, per gli enti locali, di istituire università nel rispetto dell’ordinamento specifico nazionale.

Da questo principio nacque nel 1969 il consorzio tra Comune, Provincia, Camera di commercio e cassa di risparmio per istituire l’università che un suo grande ispiratore e indefesso quanto qualificato sostenitore, il professor Alessandro Vismara, docente, giornalista del Messaggero e della Rai, volle fosse chiamata “della Tuscia”.

Se ne sobbarcò l’onere il professor Gilberto Pietrella, che costrinse la capitale ad affacciarsi a Viterbo con sue interessanti energie accademiche: uno sforzo organizzativo ed economico immane, non sempre compreso come si doveva, ma senza il quale, Viterbo forse non avrebbe ottenuto l’ateneo.

Pietrella se ne dovette poi “allontanare e separarmene è non poco doloroso” mi scrisse l’8 ottobre del 1977.

Ma la politica ha le sue regole e i suoi salti. Le elezioni provinciali avevano, dopo anni, dato Palazzo Gentili ad una giunta di sinistra a guida dell’avvocato Marcello Polacchi che, con il sindaco dc Rosato Rosati e su imput unanime del Pci di Sposetti, della Dc con chi scrive, del Pli di Lentini, del Psi di Fasciolo e Delle Monache, del Pri di Di Porto, Mancinelli e Grattarola, del Psdi di Pavani e Di Gregorio, dei sindacati, trovarono le soluzione per il superamento della forma consortile (compresi i pesanti aspetti finanziari) e per unire le forze in parlamento, dove intanto era stata approvata la legge Codignola che impediva l’istituzione di università da parte degli enti locali.

Bisognava quindi, come scrisse l’attuale rettore dell’Università di Roma, Luigi Frati, allora docente a Viterbo e capo dei sindacati, “assorbire e riconvertire le libere iniziative esistenti”.

Non era facile, ma finalmente, il 28 marzo del 1979, arrivò a chi scrive e che allora era in provincia una telefonata dal senato per annunciare che “ormai era fatta”: la commissione istruzione aveva approvato la legge, nonostante si fosse alla immediata vigilia dello scioglimento delle Camere (Bartolomei, il capo dei senatori dc, il 19 febbraio mi aveva scritto che la proposta “ purtroppo non poteva progredire per la crisi”).

A far superare l’empasse fu l’impegno del senatore Onio Della Porta col collega Sergio Pollastrelli e il consenso del premier Giulio Andreotti che da anni lavorava di sponda col senatore comunista Adriano Ossicini. Agevolò, sembra, anche la concomitanza con i funerali di Stato del vice presidente del Consiglio Ugo la Malfa che fecero disertare a molti la commissione.

Fu un successo di tutti (di popolo, si direbbe oggi) e le dichiarazioni di quel giorno lo testimoniano: da Jozzelli a Sposetti e Rosati, da Giovagnoli a Gabbianelli, Morera e Pietrella, nella gioia dei Vismara, Lentini, Moscatelli che da commissario del Consorzio fu amministrativamente determinante, a Grattarola e Di Porto, a Bevignani e Fraticelli, Gigli, Bruni, Massolo e Ginebri, Polacchi, Rizzacasa, Bonavia, Cusi… e tanti giovani a lungo impegnati in accessi dibattiti, Laurenti, Arena, Mattioli…

A dare l’annuncio ai viterbesi fu la telefonata del senatore Onio Della Porta. A trent’anni ormai dalla morte è doveroso ora ricordarlo, insieme a tutti quelli che fecero l’università di Viterbo. Ancor prima dei docenti ministeriali.

Renzo Trappolini


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17 marzo, 2014

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