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Bimbi di tre anni maltrattati - Le mamme e i papà dei piccoli avevano scritto al dirigente scolastico di Nepi - Al setaccio i trascorsi dell'arrestata nell'asilo dove insegnava prima di Monterosi

Spunta una lettera dei genitori contro la maestra

di Stefania Moretti

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L'interno della scuola materna di Monterosi

L’interno della scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

Nepi – Si allargano le indagini sulla maestra arrestata per maltrattamenti.

Dopo la scuola materna di Monterosi, il caso potrebbe spostarsi a Nepi. E’ qui che Caterina Dezi ha lavorato nel 2011, prima di arrivare all’asilo di via Caduti di tutte le guerre, dove insegnava da due anni e dove è esplosa la vicenda dei piccoli strattonati e schiaffeggiati.

Immagini shock che hanno fatto finire la maestra ai domiciliari. Ma non è escluso che si stia aprendo un nuovo filone.

Che le indagini sulla maestra potessero allargarsi anche al suo passato era prevedibile. Proprio in questa direzione punterebbe l’attenzione degli inquirenti, che hanno deciso di sondare gli eventuali “precedenti” della maestra Dezi alla scuola materna di Nepi.

Gli investigatori vogliono conoscere in dettaglio i suoi trascorsi più recenti: per quanto tempo ha lavorato a Nepi e, soprattutto, quando, come e perché ha lasciato il suo impiego di insegnante in quell’asilo.

Già dalle primissime indagini emergerebbe un particolare importante. Nel 2011, i genitori della classe della maestra Dezi scrissero una lettera al dirigente scolastico che riguardava proprio i suoi comportamenti con gli alunni. Anche in questo caso si trattava di bambini di tre anni. Una segnalazione in parte analoga a quella dei genitori dei piccoli di Monterosi. Con la differenza che nessuno, a Nepi, ha mai pensato di allertare i carabinieri. La comunicazione sarebbe stata fatta esclusivamente al dirigente scolastico, che avrebbe preso le sue contromisure.

Sarebbe stata l’intera classe a schierarsi contro la maestra Dezi. Su quello scritto ci sarebbero le firme dei genitori di tutti i bambini seguiti dall’insegnante. Con numerose analogie con i maltrattamenti a Monterosi.

Molti degli episodi descritti sarebbero simili a quelli mostrati nei filmati nella scuola all’imbocco della Cassia: bimbi strattonati, spintonati, sbattuti per terra e lasciati a piangere sul pavimento. Circostanze che, a Monterosi come a Nepi, dovevano restare un segreto tra la maestra e i bambini.

Ma in quelle righe firmate dai genitori emergerebbero anche fatti nuovi e diversi da quelli immortalati dalle telecamere degli investigatori. I piccoli di Nepi sarebbero stati sbeffeggiati e derisi anche pesantemente.

Solo il tempo e le indagini potranno dire se quegli episodi assumeranno le sembianze di maltrattamenti come a Monterosi.

Caterina Dezi aveva alle spalle diciott’anni di servizio. In molti casi, si sarebbe trattato solo di supplenze discontinue e per brevi periodi, in scuole diverse. Proprio per questo, dopo Monterosi, la lente degli inquirenti si sposta su Nepi. Qui la maestra sarebbe rimasta per più tempo a contatto con i bambini. Ma ai genitori dei piccoli i suoi metodi non piacevano.

Il suo avvocato Massimo Pistilli sta aspettando ancora di acquisire gli atti, prima di decidere se ricorrere al tribunale del Riesame. Qualora la maestra venisse sospesa a giorni dal servizio, dovrebbe stare lontana dai piccoli di Monterosi e di qualsiasi altra scuola. Un provvedimento che, nell’ottica della difesa, farebbe cadere le esigenze cautelari, aprendo uno spiraglio per la libertà.

Stefania Moretti


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11 marzo, 2014

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