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Viterbo - Riccardo Valentini, professore dell’Unitus e capogruppo alla Pisana, ha coordinato la parte del rapporto Ipcc dedicata agli effetti del clima in Europa presentato a Yokohama

“Cambiamenti climatici, oggi siamo noi gli orsi polari”

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Riccardo Valentini

Riccardo Valentini 

Cambiamenti climatici

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Cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici

Viterbo – “Il rischio di avere una regione che si differenzia ancora di più economicamente è reale e concreto: oggi siamo noi gli orsi polari”. A dichiararlo è Riccardo Valentini, professore ordinario all’università degli Studi della Tuscia e capogruppo di Per il Lazio al Consiglio regionale che ha coordinato la parte del Rapporto dedicata agli effetti del cambiamento climatico in Europa presentato a Yokohama in Giappone nell’ambito del secondo volume del Quinto Rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici dell’Ipcc (Intergovernamental panel on climate change), la rassegna più aggiornata e completa sulle conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti del clima. “Per capire fino in fondo – sottolinea Valentini – le conseguenze dei mutamenti climatici. Per uno sviluppo territoriale sicuro e sostenibile”

Impatti dei cambiamenti climatici a livello globale e regionale, vulnerabilità dei sistemi umani e naturali, possibilità di adattarci per minimizzare gli effetti negativi dei rischi e cogliere a pieno i benefici del clima che sarà.“Nel volume – spiega Valentini – si evidenziano da una parte le conseguenze dei cambiamenti climatici che già oggi colpiscono gli ecosistemi e i sistemi socio-economici, dall’altra si delineano invece gli scenari futuri i quali ci dicono che gli impatti sono destinati ad aumentare”.

“Da qui al 2040 – prosegue Riccardo Valentini – dovremo fare i conti con un ulteriore riscaldamento globale, indipendentemente da quello che i governi decideranno di fare. Se – come spero – da oggi si inizieranno a mettere in campo politiche per ridurre le emissioni, ne vedremo i risultati solo tra molti anni. Per ora, la temperatura si è alzata ‘solo’ di 0,6 gradi centigradi rispetto al periodo pre-industriale. Ma entro fine secolo, in base alle previsioni, aumenterà ancora in una forbice tra 1,5 e 4,5 gradi rispetto ad oggi. Per limitare i danni servirebbe un nuovo accordo globale, vincolante ed efficace sul tema. Ora però c’è un obiettivo più contingente e urgente: adattarsi ai cambiamenti e prevenire i disastri. I motivi per farlo – e per preoccuparsi – non mancano, soprattutto nel Sud Europa che, secondo il rapporto dell’IPCC, è la regione più a rischio, soprattutto per quanto riguarda i danni all’agricoltura.

L’alterazione del ciclo idrico – dichiara il capogruppo di Per il Lazio – provocherà infatti una diminuzione netta della produzione di cereali. Se il trend non verrà frenato, per la nostra agricoltura sarà un terremoto che colpirà anche il settore enologico. L’habitat adatto ai grandi vini cambierà: dove è possibile, i vitigni dovranno arrampicarsi in alto o migrare verso Nord. Inoltre il costo dell’adattamento al rischio idrogeologico nel continente sarà pesante: salirà da 1,7 miliardi di euro l’anno nel 2020 a 7.9 miliardi l’anno nel 2080. E l’Italia si troverà in prima linea, tra i Paesi più esposti”.

Secondo il rapporto curato da Riccardo Valentini, impatti significativi si avranno anche sulla distribuzione di specie terrestri e marine di animali e piante. “Si verificheranno movimenti di specie verso nord – spiega il professore – e a quote più elevate. Si avrà un rischio elevato di estinzione locale in presenza di barriere alla diffusione di specie, soprattutto in ambiente alpino. E si verificherà la possibilità di nuovi ecosistemi creati dall’assemblaggio di specie dovuto agli spostamenti indotti dai cambiamenti climatici”. Infine, a partire dal 2050, le conseguenze del cambiamento climatico si faranno sentire pesantemente anche sul turismo, in particolar modo in alcune aree sciistiche a bassa quota, così come sui beni culturali. “A causa dell’innalzamento del livello dei mari – sottolinea di nuovo Valentini – molti beni culturali e siti di rilevanza storica potranno essere fortemente degradati. E alcuni paesaggi culturali e beni paesaggistici potranno essere persi per sempre”.

Che fare? “C’è bisogno di una nuova capacità di governante – conclude Riccardo Valentini –. Vuol dire che le regole che finora abbiamo considerato valide non lo sono più. I criteri di sicurezza e le valutazioni di convenienza per un investimento vanno rivisti alla luce di un quadro climatico in forte mutamento, con i terreni che diventano più instabili, il ciclo idrico più insicuro, le ondate di calore più minacciose. In sintesi siamo di fronte a un rischio sistemico senza precedenti”.


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4 aprile, 2014

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