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Montefiascone - Minorenni denunciano stupro di gruppo - A processo i cinque ventenni

Minorenni violentate nel bosco, ore contate per la sentenza

Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Montefiascone – Violentate nel bosco, ore contate per la sentenza.

Potrebbe decidersi oggi il destino dei cinque ventenni accusati di aver violentato due minorenni straniere nel 2012.

I ragazzi, quattro di Acquapendente e uno di Onano, compariranno stamattina davanti al giudice del tribunale di Viterbo Salvatore Fanti.

Per loro, rito abbreviato secco, vale a dire processo subito e allo stato degli atti, senza aggiungere nuovi documenti al fascicolo del dibattimento. I ragazzi saranno giudicati sulla base di tutto quello che è stato raccolto finora: indagini del pm e indagini difensive, i loro interrogatori e quelli delle due amiche di 16 e 17 anni, una norvegese e l’altra russa.

Sui cinque giovani il gup dovrebbe pronunciarsi in giornata, salvo imprevisti dell’ultimo minuto che facciano slittare l’udienza. In caso contrario, si procederebbe direttamente con la discussione: requisitoria del pm Fabrizio Tucci, arringhe dei difensori di parte civile delle ragazze, Alessandro Sola e Claudio Berardi, e parola ai difensori Paolo Angelo Sodani e Giandomenico Caiazza. Dopodiché, il giudice si ritirerebbe in camera di consiglio per la decisione.

E’ il primo ottobre 2012 quando  le due amiche denunciano lo stupro di gruppo in macchina, in un boschetto alle porte di Montefiascone. La vicenda approdò sui media locali, nazionali e internazionali. L’ambasciata russa, in particolare, ha seguito con interesse il caso. Anche due mesi fa, all’apertura dell’udienza preliminare, era presente il diplomatico Kiril Maslennikov, per la 17enne russa (oggi 19enne).

Quanto alla risonanza del fatto a livello locale, ha travolto e sconvolto tre paesi della provincia: Acquapendente e Onano, dove i ragazzi sono nati e cresciuti, e Montefiascone, dove la Polo grigia di uno di loro si fermò, all’alba del 30 settembre e lì rimase per tre ore.

E’ in quella lunga fermata, nel tragitto Viterbo-Acquapendente, che sarebbe avvenuto lo stupro. Le ragazze, in Italia in vacanza studio, conoscono i cinque in discoteca e chiedono loro un passaggio per tornare a casa. Ma l’auto si ferma prima di arrivare ad Acquapendente. E nel boschetto sarebbe successo quello che le due amiche denunciano e il gruppetto nega: la 17enne alle prese con quattro ventenni, mentre l’altra era sola col quinto.

Per i ragazzi, il pm Tucci chiede l’arresto, negato sia dal gip di Viterbo sia dal tribunale del Riesame. Motivo: le contraddizioni tra le due amiche. La più piccola mette in dubbio la violenza sull’altra: dice di non averla sentita gridare, mentre erano insieme in macchina con i cinque. Ma per la procura lo stupro c’è stato: lo direbbe la consulenza informatica fatta eseguire sui computer delle ragazze che, via Facebook, raccontano agli amici di quelle ore in compagnia del branco. 

Proprio su quelle contraddizioni punta la difesa, oltre che sul tentativo di una di convincere l’altra a ritrattare. Per tre ore sono rimaste in quel bosco senza provare a scappare, scrivono i giudici del Riesame nel rigettare gli arresti dei cinque. E, forse, c’era anche una questione di opportunità: anziché rincasare a mezzanotte, le due amiche si presentano alle 8 del mattino. Una violazione gravissima per cui potevano anche essere rispedite a casa. E loro non volevano.

23 aprile, 2014

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