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Cultura - Viterbo - In vista della passeggiata di domenica 27 aprile lungo il Fosso Castello di Chia dove è stato girato il film “Vangelo secondo Matteo” un ricordo del poeta - Parte oggi la campagna per dedicare una via, una piazza, uno luogo al grande intellettuale italiano

Pasolini, la Tuscia e l’università…

di Silvio Cappelli
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Il castello di Chia

Il castello di Chia

Pasolini nella Tuscia

Pasolini nella Tuscia

Pasolini nella sua casa di Chia

Pasolini nella sua casa di Chia

L'intervista del 22 settembre 1974

L’intervista del 22 settembre 1974

Pier Paolo Pasolini con Dacia Maraini

Pier Paolo Pasolini con Dacia Maraini e Alberto Moravia

La mostra voluta da Pier Paolo Pasolini

La mostra voluta da Pier Paolo Pasolini

La mostra voluta da Pier Paolo Pasolini

La mostra voluta da Pier Paolo Pasolini

Viterbo – Pier Paolo Pasolini è stato uno dei più grandi intellettuali del novecento italiano.  E’ un poeta. E’ stato il padre nobile dell’università della Tuscia. Il suo impegno in particolare si è profuso nello spingere il passaggio da libera università a statale.

Ebbene, la Tuscia, così amata da Pasolini, si è quasi del tutto dimenticata di lui. E va detto che anche questa nazione di cioccolatai ha fatto altrettanto.

In occasione della passeggiata di domenica 27 aprile, nei luoghi di Pasolini a 50 anni dal Vangelo secondo Matteo, guidata da Silvio Cappelli e Antonello Ricci, pubblichiamo un articolo su una intervista al Messaggero in cui il poeta spiega le ragioni del suo affetto per la Tuscia e le sue genti, e la necessità di statalizzare l’università. Una intervista che solo la pazienza e la perizia di Silvio Cappelli ha potuto riportare in vita.

Non possiamo non cogliere l’occasione di chiedere al sindaco del comune di Viterbo e al rettore dell’università delle Tuscia di dedicare una via, un luogo, uno spazio al grande intellettuale.  Stranamente sia l’università che il comune ad oggi non l’hanno fatto. Cosa a dir poco grave.

Sommessamente oggi inizia una campagna per ricordare il poeta, il regista, lo scrittore, il giornalista Pier Paolo Pasolini nella sua terra di adozione. Un grazie sincero a Silvio Cappelli per avercene data l’occasione.

Carlo Galeotti

Le adesioni alla campagna “Una via, un luogo, uno spazio dedicati a Pier Paolo Pasolini” possono essere espresse cliccando “Mi piace” sulla pagina Facebook della campagna.


– “Cara Tuscia. Dal suo nuovo “rifugio” (un castello medioevale nell’Alto Lazio) Pier Paolo Pasolini spiega come una piccola moderna università potrebbe favorire lo sviluppo dell’Alto Lazio salvandone il dolce e ancor quasi intatto paesaggio dagli effetti devastatori di un vorace industrialismo”. Questo è il titolo, e l’occhiello, di un intervista rilasciata da Pasolini, sotto la Torre di Chia, al giornalista Gideon Bachmann, e pubblicata a pagina 3 del Messaggero di domenica 22 settembre 1974.

Nel testo traspare proprio tutto l’amore che Pier Paolo Pasolini aveva per il comprensorio viterbese: “E’ possibile – si chiede lo scrittore nell’intervista – fare qualcosa per impedire che questa zona ancora abbastanza illesa si trasformi in un’altra lurida macchia sulla mappa deprimente dello sviluppo industriale italiano? Si tratta di pensare per la Tuscia, a un modo di sviluppo alternativo.

La creazione, per esempio, di una università per gli stranieri, sull’esempio di Perugia, e di un centro culturale, potrebbe rappresentare l’avvio di uno sviluppo “diverso””, in una provincia che finora è riuscita a salvarsi “…perché non è stata industrializzata. E’ una regione povera. E poi non c’è stato come in tante altre regioni, – continua Pasolini – il tonfo dell’agricoltura. Solo recentemente sono cominciate a spuntare alcune piccole industrie. Ma sono decentrate e spesso sorgono, queste fabbrichette, proprio nei punti più belli della campagna, con effetti paesistici atroci. Suppongo che ora, con la recessione, questo sviluppo si fermerà. Comunque, non sarà mai terribile come nel Mezzogiorno.

Per questo mi sto interessando a questa faccenda dell’Università della Tuscia. Penso di suggerire all’amministrazione comunale di istituire certe facoltà – lingue, economia turistica, archeologia – che possano servire a promuovere un modello di sviluppo regionale diverso da quello industriale. Bisognerebbe ispirarsi all’esempio di Perugia: l’afflusso di centinaia di studenti dagli Stati Uniti, dalla Francia, dall’Inghilterra e dal Terzo Mondo sarebbe una soluzione.

Viterbo è molto piccola, poco più di un grande paese. Per una città che non ha altre risorse, sarebbe anche una soluzione economica. Osti, albergatori e commercianti dovrebbero essere interessati alla cosa. E gli effetti sarebbero benefici per tutta la regione, soprattutto ai fini della difesa del paesaggio. Qui intorno ci sono interi paesi, come Bomarzo e Mugnano, che dovrebbero essere fatti monumenti nazionali. Di posti simili potrei additartene almeno quindici – dice Pasolini rivolto a Gideon Bachmann – e poi c’è il problema grosso dell’archeologia, delle tombe e delle necropoli etrusche, che occorre difendere meglio da ladri e speculatori…”.

Una strategia a rischio di fallimento. “Questo accade solo se le cose son fatte senza coscienza. Ciò che si fa in nome del progresso non dev’essere necessariamente brutto. Su questo tema ho fatto un documentario. Nel mio film “Le mura di Sana”, sullo Yemen, ho aperto una parentesi e ho fatto vedere quel gioiello che è la collina sulla quale sorge Orte; quindi ho fatto vedere l’immondo grattacielo che le hanno costruito proprio accanto.

La gente di Orte era molto sensibile al problema, erano tutti indignati mentre la costruzione andava avanti, ma nessuno potè fare nulla per impedire lo scempio. Accadde sette o otto anni fa, in un’epoca in cui la gente si lasciava coinvolgere meno da questo genere di problemi. Fu uno di quei classici intrallazzi all’italiana… Prendi l’esempio di questo ruscello quaggiù. Vedi quella schiuma che copre l’acqua? Certi giorni è ancora peggio. Viene da una fabbrica lassù. Il proprietario sa bene che è abusivo questo uso dell’acqua pubblica. Ma lui dice alle autorità: “Se mi fate costruire un impianto di purificazione, mi costa troppo e devo chiudere la baracca”.

Così i suoi dodici operai verrebbero licenziati. In Italia vogliamo le cose subito, brutalmente. Non si ha il tempo o il gusto di promuovere il progresso con coscienza. Il neocapitalismo è ancora più brutale del paleocapitalismo. Per esempio in Inghilterra, dove le città sono tutte il prodotto di un’industrializzazione che è avvenuta cent’anni fa, fu possibile fare le cose con un po’ di buon gusto. Oggi ciò che succede in Italia è legato a un capitalismo mondiale, multinazionale, che va avanti come un carro armato, molto peggio del paleocapitalismo, che era nazionale. Qui le cose nuove che si fanno sono sempre miserabili. Grattacieli brutti, casupole micragnose, eccetera eccetera.

Il nuovo qui non è mai bello. Il problema è di salvare l’intera figura della regione, della città, non quei quattro palazzi più belli. C’è da salvare la città nella natura. Il risanamento dall’interno. Basta che i fautori del progresso si pongano il problema. Questa regione, che per miracolo si è finora salvata dall’industrializzazione, questo Alto Lazio con questa Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura.

Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. Mugnano, San Martino, la vecchia Chia, si potrebbero salvare (…) Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza. Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una svolta culturale, un lento sviluppo di coscienza.

Perciò mi sto dando da fare per l’Università della Tuscia. Si tratta com’è noto, di un’università privata, chiamata la Libera Università della Tuscia. Fu fondata cinque anni fa da un consorzio di banche e di enti cittadini. Ci sono tre facoltà: magistero, scienze politiche ed economia e commercio. Proprio in questi giorni il Consiglio regionale si dovrà riunire per decidere se sia opportuno o meno chiedere che venga statalizzata. Se lo Stato la riconoscesse, il numero degli studenti salirebbe automaticamente dai cinquecento attuali ad almeno due o tre mila.

Tutti gli studenti dell’Alto Lazio, che oggi si dirigono verso gli atenei di Roma e di Firenze, convergerebbero qui. Diventerebbe una delle tre università del Lazio (la terza stanno pensando di metterla a Frosinone o a Latina). Con la statalizzazione, fra l’altro, si attenuerebbe una certa colorazione confessionale, e la gestione potrebbe diventare più democratica”.

Alla domanda dell’intervistatore: “Tu partecipi alle sedute dei comitati studenteschi?” Pasolini rispose: “Penso di andare a quella, decisiva, del consiglio regionale, e di portarci con me anche altre persone del mondo artistico e letterario, perché credo che si tratti di una iniziativa importante.

E’ un modo di difendere, al tempo stesso, le ragioni della cultura e quelle di un sano sviluppo di questa regione. Diventando statale, l’università della Tuscia potrebbe finalmente diventare un organismo funzionale allo sviluppo civile dell’Alto Lazio, contribuendo fra l’altro allo studio dei problemi collegati al risanamento delle tradizionali basi economiche di tutta la regione: agricoltura, piccola proprietà, turismo, piccolo commercio…

Qui la Befana consumista non è ancora passata. Per esempio l’agricoltura bene o male è andata avanti. E il mondo, intorno, è davvero rimasto abbastanza simile a quello che amavano i turisti di una volta. Dopo le sei di sera c’è veramente una pace profonda. La televisione, per le strade, non la senti mai. E la gente è molto mite, di un’educazione estrema, in tutta la Tuscia. Ma, naturalmente, per evitare che la Befana arrivi anche qui, occorrerà fare le cose con misura e intelligenza.

In Italia, questo è il guaio, c’è stato lo sviluppo, non il progresso. Altrove le cose sono avvenute in modo meno tragico perché ci sono state due fasi precedenti di acculturazione: prima la centralizzazione monarchica, di carattere aristocratico-feudale, che ha centralizzato i poteri rispettando certe tradizioni; poi la grande acculturazione della rivoluzione borghese e della prima industrializzazione, che in quel momento, come del resto dice Marx, era rivoluzionaria. Marx si toglie tanto di cappello per la borghesia nel momento in cui l’accusa dei suoi crimini. Invece in Italia non c’è stata né l’acculturazione di una monarchia centralistica, né l’acculturazione di una borghesia rivoluzionaria. Questa di oggi è la prima acculturazione che l’Italia esperimenta.

E’ stato un colpo di spugna traumatico, con atroci risultati distruttivi. L’industrializzazione ne strappa il popolo dalle sue radici, dalle sue tradizioni. Avvia gli operai, per esempio, a diventare dei piccolo-borghesi. E’ quanto sta succedendo in tutto il Terzo Mondo. La grande massa fluttua tra valori perduti e altri valori ipotetici non ancora acquisiti. Il modello che trionfa è lo stile piccolo-borghese. E’ un fenomeno politico sociale che può portare al fascismo. Io oggi non posso essere ottimista. Mi pare che uno che oggi, in questa situazione, riesca ad essere ottimista, non ami veramente la gente. Ottimisti sono coloro che non amano. Soltanto una persona che ama può stare in pena di fronte a un simile cambiamento; chi non ama se ne frega e tende ad essere ottimista per eludere i problemi”.

Silvio Cappelli


Chia – Domenica 27 aprile prossimo giornata di trekking culturale in cammino sulla scena del Battesimo di Gesù, girata cinquantanni fa lungo il Fosso Castello di Chia, durante la lavorazione del film “Vangelo secondo Matteo” di Pierpaolo Pasolini uscito nelle sale cinematografiche nel 1964.

Appuntamento alle 8,30 all’ingresso di Bomarzo (Vt). La passeggiata si svilupperà all’interno del bosco circostante e sarà lunga circa 7 chilometri. Ad accompagnare il gruppo, con delle sorprese culturali, il cantastorie Antonello Ricci, Pietro Benedetti, Paolo Zuccarino e Silvio Cappelli.

Un’occasione ghiotta per visitare anche la famosa e misteriosa “piramide etrusca”, gli antichi camminamenti, le case rupestri, il notevole sito archeologico di Santa Cecilia, gli antichi mulini e “il posto più bello del mondo” dove il regista poeta Pasolini ha ricostruito il fiume Giordano per girare una scena del suo film.

Proprio nei pressi di Chia, infatti, mentre si girano alcune sequenze del Vangelo secondo Matteo, Pasolini s’innamora della torre medioevale che poi diventerà la sua abitazione. È la primavera del 1964.

Due anni dopo scrive che vorrebbe andare a vivere dentro quella torre che non riesce a comprare, “nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri.

La manifestazione è organizzata in collaborazione con i Cavalieri del soccorso – città di Viterbo. Info Silvio 338/2129568.


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20 aprile, 2014

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