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Violenza nel bosco, tutti assolti - Le lacrime di lei, la gioia dei cinque - Difesa raggiante - Parte civile spera nell'appello

L’avvocato della ragazza russa: “Stuprata un’altra volta”

di Stefania Moretti
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L'avvocato di parte civile Alessandro Sola

L’avvocato di parte civile Alessandro Sola

L'avvocato Paolo Angelo Sodani, difensore dei ragazzi insieme al collega Giandomenico Caiazza

L’avvocato Paolo Angelo Sodani, difensore dei ragazzi insieme al collega Giandomenico Caiazza

L'avvocato di parte civile Claudio Berardi

L’avvocato di parte civile Claudio Berardi

Montefiascone – Alla risata degli imputati, scappa di corsa dall’aula. Non vuole sentire una parola in più Anna (nome di fantasia) la 19enne russa che, due anni fa, ha denunciato cinque ventenni viterbesi per violenza sessuale.

Lo stupro nel bosco sarebbe durato tre ore, all’alba, stipati in sette in una macchina alle porte di Montefiascone. Cinque ragazzi contro due amiche straniere di 16 e 17 anni, norvegese la prima, russa la seconda. Ma per il gup Salvatore Fanti non c’è stato nessuno stupro. Il dispositivo della sentenza, letto ieri alla fine del processo, è breve ma parla chiarissimo: assolti tutti e cinque perché il fatto non sussiste. La formula più ampia. Significa che il giudice ha ritenuto i quattro ventenni di Acquapendente e il loro amico di Onano completamente estranei ai fatti. E le due ragazzine consenzienti a fare sesso in quella Polo, alla fine di una notte brava in discoteca.

“Anna si aspettava molto da questo processo – dice il suo avvocato Alessandro Sola -. Oggi è come se fosse stata stuprata un’altra volta. Non hanno capito che si è lasciata violentare perché aveva paura di essere uccisa”. Accanto a lei c’è la madre, il diplomatico russo Kiril Maslennikov e la psicologa forense Larissa Sazanovitch, che l’ha seguita fin dall’inizio. L’amica norvegese non è venuta per motivi economici. “Il viaggio costa caro – afferma il suo avvocato Claudio Berardi -. Ci sentiamo costantemente per telefono. Anche lei dopo quello che è successo è ancora in cura”. Il suo dolore si immagina, a migliaia di chilometri. Quello di Anna si vede.

Vestita di nero dalla testa ai piedi, piange tutte le sue lacrime. Sembra più piccola dei suoi 19 anni. Per la sua psicologa, Anna è un metro e sessanta di “bimba, fragile e forte”. Segue il processo a porte chiuse da sola. Neanche i familiari possono entrare e lei accetta di affrontare l’aula, senza un’interprete che traduca. “L’avevamo chiesta, ma ci è stata negata”, dice la dottoressa Sazanovitch. Le parole in quella lingua lontana fanno male lo stesso, la spingono fuori a rannicchiarsi un angolo per piangere ancora. La mamma e la psicologa le si raccolgono intorno.

“Anche i ragazzi sono disperati – dichiara il loro avvocato Paolo Angelo Sodani -. Disperati e terrorizzati, al pensiero di potersi rovinare la vita per qualcosa che non hanno fatto. Violentare due ragazze in cinque e in tre metri cubi. Ma come si fa?”.

E’ il 30 settembre 2012 ed è sabato notte. Il gruppetto di amici incontra le ragazzine al “Theatro'”. Sono in vacanza studio in Italia. Si conoscono. Forse si piacciono. A fine serata le ragazze chiedono uno strappo a casa. Escono alle 4 passate dal locale. Rientrano alle otto. Con otto ore di ritardo sul coprifuoco imposto dalle famiglie che le ospitano ad Acquapendente. E un buco di oltre tre ore che coinciderebbe con lo stupro.

Ma il giudice non ci crede. Meno che mai gli avvocati Angelo Sodani e Giandomenico Caiazza, agguerriti nello smontare un’accusa di per sé compromessa. “Le ragazze si contraddicono – spiega Sodani -. Una dice che l’altra non ha gridato, era convinta che le piacesse. Intercettate in procura, concordano una versione comune. Prima di denunciare il fatto, addirittura, aggiungono come amico su Facebook uno dei ragazzi”. La tesi della difesa è che le due amiche, dopo essere rincasate così tardi, abbiano inventato una scusa per paura di vedersi revocare la vacanza studio.

Il pm Fabrizio Tucci difende le sue indagini. All’epoca voleva l’arresto, respinto dal gip e dal tribunale del Riesame. Ieri ha chiesto la condanna a cinque anni e mezzo. E le parti civili hanno rincarato la dose, con i loro 175mila euro complessivi di provvisionale. L’avvocato Alessandro Sola ha prodotto le sentenze più recenti della Cassazione, che dicono che è comunque violenza se la vittima, inizialmente consenziente, cambia idea durante il rapporto. Ma non è bastato.

“Assolti perché il fatto non sussiste”. La difesa è raggiante. Le parti civili incassano: “Il processo era indiziario, sapevamo che c’era questo rischio. Il pm ha annunciato l’appello… noi ci speriamo”. L’urlo e le risate liberatorie dei cinque esplodono prima dell’uscita dall’aula. Anna scappa. Appoggia la testa al muro e si aggrappa alla sua psicologa. “Si sente vuota. Sulle pareti dell’aula è riuscita a leggere che la legge è uguale per tutti. Non ci crede più. Non ha avuto neanche un’interprete per seguire il suo processo… da questo paese si sente maltrattata”.

Stefania Moretti


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24 aprile, 2014

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