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“Costretto ad andare a cena coi politici di An”

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L'ingegnere Claudio Ciucciarelli [3]

L’ingegnere Claudio Ciucciarelli 

L'imprenditore Claudio Londero [4]

L’imprenditore Claudio Londero 

Il processo Cev [5]

Il processo Cev 

Viterbo – Nuova udienza fiume per il processo Cev.

Per la seconda udienza consecutiva, torna in aula l’imprenditore Claudio Londero, parte civile contro l’ingegnere Claudio Ciucciarelli, imputato per concussione nel crack della partecipata del comune di Viterbo. 26 imputati, tra cui l’ex sindaco viterbese Giancarlo Gabbianelli e l’ex direttore di Palazzo dei Priori Armando Balducci. Ma la scena è tutta di Londero e Ciucciarelli. O quasi.

L’imprenditore accenna solo una volta all’ex sindaco, in relazione ai lavori per la piscina di Viterbo che Londero stava portando avanti. Lavori che, a suo dire, lo avrebbero ridotto sul lastrico. “Perdevo 20mila euro al mese – ha spiegato l’imprenditore in aula -. Incontrai solo una volta Gabbianelli, che sapeva delle mie difficoltà. Parlando, mi disse che ci saremmo rifatti con un altro lavoro. Come se pensasse di tenere presente la mia azienda, in futuro”. La difesa di Gabbianelli insorge: “Le risulta che il sindaco possa affidare lavori?”. 

Non direttamente, è chiaro. Ma per i pm Paola Conti e Franco Pacifici era un po’ così che funzionavano le cose: il Cev, Centro energia Viterbo, sarebbe stato l’imbuto attraverso il quale da Palazzo dei Priori si filtravano gli appalti. Servizi ad affidamento diretto ed elitario, senza gare a evidenza pubblica. Con il contraente pescato tra i membri del consorzio di imprenditori socio del Cev.

Una cornice in cui si inserisce lo spaccato a parte di Ciucciarelli. L’unico imputato di concussione per 32mila euro pretesi da Londero [6]. L’appalto è quello dei pannelli fotovoltaici nelle scuole comunali. 38mila euro di fornitura dei pannelli, più altri 28mila fatturati dall’imprenditore al Cev per lavori extra. “Lavori che sono stati effettivamente svolti – spiega l’imprenditore -, solo l’oggetto della fattura non era veritiero”.

Londero, come all’ultima udienza, butta la croce addosso a Ciucciarelli. “Le sue grane gliele risolvevo io, perché quando una ditta si ritirava dall’appalto, subentrava la mia”. Ma per Londero era più la spesa che l’impresa. Specie nel caso dei lavori della piscina, con Ciucciarelli che dettava legge perfino sulle marche dei prodotti e lui che portava avanti i lavori con i suoi soldi. Cerca l’aiuto dei politici. Qualcuno gli promette la futura gestione dei lavori di manutenzione degli impianti. E allora continua a lavorare e ad assecondare Ciucciarelli, per avere vita più facile al cantiere della piscina.

“Mi costringeva perfino ad andare alle cene che organizzava per farsi bello con i politici. Avevo in tasca la tessera del Pd e dovevo andare alle cene di An. Ma se recedevo dal contratto non avrei più visto un soldo. Lavoravo per sopravvivere”.


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