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Maxiretata antidroga, il pm chiede i domiciliari per 5 spacciatori

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Operazione Babele - Gli arrestati - Clicca per ingrandire [3]

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Il pm Paola Conti [4]

Il pm Paola Conti

Rodolfo Feliz Castillo [5]

Rodolfo Feliz Castillo

La conferenza stampa dell'operazione Babele [6]

La conferenza stampa dell’operazione Babele

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [7]

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [8]

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Viterbo – Per più di un detenuto del blitz Babele la scarcerazione sarebbe questione di ore.

Il pm Paola Conti, titolare dell’indagine sullo spaccio in centro storico, ha chiesto l’alleggerimento delle misure cautelari per cinque arrestati su 31. Domiciliari al posto del carcere la richiesta del magistrato, in virtù delle recentissime normative in materia di stupefacenti.

La legge 16 maggio 2014 è entrata in vigore tre giorni fa: riduce a quattro anni la pena massima per episodi di spaccio di lieve entità, a seconda della quantità e qualità della droga. Ma dato che il carcere è applicabile solo dai cinque anni in su, il restyling della normativa spianerà quasi certamente la strada ai domiciliari ad alcuni indagati, per ora rinchiusi a Mammagialla.

Ieri, intanto, seconda giornata di interrogatori davanti al giudice Franca Marinelli. In molti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, comprese le due donne recluse a Civitavecchia. Unica sorpresa Rodolfo Feliz Castillo, 33enne dominicano, giocatore del team viterbese di baseball. Aveva deciso di sottrarsi al confronto col giudice, ma alla fine ha parlato. “E’ incensurato, ha un lavoro e non fa uso di droghe – spiega il suo avvocato Samuele De Santis -. Crediamo che alcune telefonate siano state tradotte approssimativamente o interpretate in modo sbagliato. Come quando, in una conversazione, si ritiene che gli occhiali siano la droga. Invece si parla di occhiali da softball. Per questo ha deciso di rispondere e fornire spiegazioni puntuali, intercettazione per intercettazione”.

Finora sarebbero almeno sette gli arrestati intenzionati a chiudere col patteggiamento. Altri hanno fatto istanze. Altri ancora si appelleranno al tribunale del Riesame.

Oggi sarà la volta della terza tranche di interrogatori, tra gli ultimi detenuti non ancora ascoltati in carcere e i sette agli arresti domiciliari.

L’indagine prende il nome dalla Babele di etnie che avrebbero controllato lo spaccio in centro storico: da un lato i dominicani, tra via Cairoli e San Faustino; dall’altro i maghrebini, al quartiere San Pellegrino. Sedici gli italiani arrestati, di cui quindici viterbesi, ma stando a quanto raccolto dagli investigatori, non avrebbero rivestito un ruolo di primo piano nel traffico di stupefacenti. Il blitz dei carabinieri del nucleo investigativo e delle fiamme gialle della polizia tributaria è scattato all’alba di lunedì: 60 perquisizioni, 31 arresti e più di 250 uomini impegnati.

Nelle 249 pagine di ordinanza di custodia cautelare spuntano volti noti della Viterbo bene. Imprenditori e rampolli di famiglie viterbesi spiccano tra i consumatori di stupefacenti. Non sono indagati, ma le loro testimonianze inchiodano diversi spacciatori finiti agli arresti. E ora temono che i loro nomi possano essere travolti dallo scandalo. 


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