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Viterbo - Imprenditore 70enne era accusato di procurato allarme - Aveva ricevuto una cartella da Equitalia

Minaccia strage all’Agenzia delle entrate, assolto

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L'agenzia delle entrate di Viterbo

L’agenzia delle entrate di Viterbo

Viterbo – Alzò il telefono, chiamò il sindacato Uil e minacciò di fare una strage all’Agenzia delle entrate.

Era il 10 maggio 2012. A quasi due anni esatti da quella telefonata disperata, un imprenditore ultrasettantenne è stato assolto dall’accusa di procurato allarme per non aver commesso il fatto.

La sua chiamata mise in allerta gli agenti della Digos, immediatamente avvertiti dal sindacalista della Uil Franco Palumbo. 

L’imprenditore diceva di aver ricevuto una cartella di Equitalia, dopo gli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle entrate. “Era affranto – ha spiegato il sindacalista in aula -. Era preoccupato per le tante tasse da pagare e per la sua situazione economica. Minacciava di presentarsi l’indomani all’Agenzia delle entrate per farsi giustizia da solo”.

“Prendo la pistola e prima di ammazzarmi io, ammazzo gli altri”, avrebbe detto l’imprenditore al telefono col sindacalista.

La Digos ha informato il pm di turno, Paola Conti, che ha chiesto i tabulati del telefono contattato per risalire al numero chiamante. Dagli accertamenti dei poliziotti, risultava che la chiamata fosse partita da un cellulare: quello del 70enne. 

In poche ore hanno organizzato la perquisizione a casa dell’imprenditore. “Era un periodo particolare – ha riferito l’ispettore della Digos Marco Ferri, davanti al giudice Eugenio Turco -. Le sedi di Equitalia e Agenzia delle entrate erano nel mirino un po’ in tutta Italia per il forte rischio attentati. La perquisizione serviva a verificare se l’uomo avesse armi a disposizione per mettere in atto i suoi propositi”.

Non ne aveva. A casa dell’imprenditore gli agenti hanno trovato solo una pistola scacciacani. 

L’uomo è stato quindi assolto per non aver commesso il fatto.


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16 maggio, 2014

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