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Viterbo - Operazione "Casa dolce casa" - Avvisi di fine indagine al dipendente Ater, all'ex sindacalista e a un 25enne

Tangenti per le case popolari, chiusa l’inchiesta

di Stefania Moretti

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Il momento del passaggio di denaro

Il momento del passaggio di denaro

Antonio Iezzi

Antonio Iezzi

Ugo Vizzini

Ugo Vizzini

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti, titolare dell’inchiesta

Viterbo – Chiusa l’inchiesta Ater.

La procura di Viterbo tira le somme dell’indagine sulle tangenti per gli alloggi popolari (video – fotocronaca).

Nessuno sconto: tutti e tre gli indagati hanno ricevuto, nei giorni scorsi, l’avviso di conclusione delle indagini. 

Sotto inchiesta per concussione finirono il dipendente dell’Ater di Viterbo Antonio Iezzi, il sindacalista Ugo Vizzini e il 25enne Cesare Cataldi. Ognuno dei tre con un ruolo preciso, secondo lo schema tracciato da carabinieri e finanza.

Vizzini, in qualità di responsabile del Sicet (Sindacato inquilini case e territorio), avrebbe reclutato gli inquilini disperati e disposti a pagare per avere una casa. Iezzi, dalla sua scrivania all’Ater, avrebbe indicato gli alloggi liberi e sistemato le carte, mentre Cataldi sarebbe stato l’addetto a sfondare le porte degli appartamenti da occupare.

Una triangolazione perfetta. Almeno finché un’inquilina straniera non si è rivolta agli inquirenti due anni fa: diceva di aver ricevuto richieste di soldi in cambio di una casa popolare. Parte da qui l’indagine “Casa dolce casa”. Subito dopo, due cittadini extracomunitari vengono sorpresi a occupare un appartamento al quartiere Santa Barbara.

Il sospetto degli investigatori, guidati dal pm Paola Conti, è che Vizzini spartisse gli utili con Iezzi e Cataldi, ma solo per l’ormai ex sindacalista scattò l’arresto in flagranza di reato perché sorpreso a intascare 700 euro da una donna extracomunitaria.

L’inchiesta culminò con le misure cautelari per gli indagati. Il 29 febbraio l’obbligo di firma per Cataldi. Il 21 marzo i domiciliari a Vizzini. E infine il 18 aprile le manette per Iezzi, 56enne, all’epoca assessore agli Affari generali al comune di Capranica.

Iezzi fu l’unico a finire a Mammagialla. Si sparse subito la voce che il suo coinvolgimento nell’inchiesta riguardava l’impiego all’Ater e non l’incarico al comune, ma la notizia rimase uno shock per l’intera cittadina, dove Iezzi è conosciuto e stimato.

Fin da subito, in tanti si sono detti pronti a scommettere sulla sua innocenza. Dal parroco di Capranica, don Antonio, che lo conosce da sempre come “onestissimo e impegnato in parrocchia e nel sociale”, all’ex sindaco di Capranica Paolo Oroni, che lo descriveva come “persona di alta levatura morale”. Ma Iezzi ha sempre goduto anche della stima dell’attuale primo cittadino Angelo Cappelli, consigliere provinciale quando esplose il caso Ater. Per lui la notizia dell’arresto era semplicemente “incredibile”. 

Dal carcere il dipendente Ater uscì dopo l’interrogatorio di garanzia, ma restò un mese e mezzo ai domiciliari.

Stando alle indagini, gli aspiranti inquilini avrebbero consegnato il denaro in due tranche: una all’atto dell’accordo con gli indagati, nella misura del 50 per cento; l’altra al momento dell’occupazione. Il giro d’affari avrebbe oltrepassato i 50mila euro negli ultimi cinque anni, secondo quanto raccolto dagli inquirenti.

Carabinieri e finanza sequestrarono 6mila e 500 euro tra contanti e titoli, quali pagamenti di potenziali inquilini. 

A due anni da arresti e sequestri, la procura fa il punto. Gli avvisi di conclusione, di norma, preludono alle richieste di rinvio a giudizio. La notifica a tutti gli indagati significa che niente è cambiato: gli inquirenti, almeno per ora, sembrano decisi a portare avanti tutte le posizioni. Ma le difese hanno venti giorni per depositare memorie o chiedere interrogatori. Richieste di archiviazione sono ancora possibili.

 

Stefania Moretti


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7 maggio, 2014

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