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Viterbo - Operazione Anubi - Ieri tutti davanti al gip - Uno risponde e uno no; l'avvocato del terzo è in silenzio stampa

Tangenti per i funerali, interrogati i necrofori

di Stefania Moretti

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Operazione Anubi - Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

La conferenza dell'operazione Anubi

La conferenza dell’operazione Anubi. A lato, da sinistra: il maggiore Rizzo, il pm Conti e il capitano Martufi

Marco Russo, referente dell'osservatorio carcere della Camera penale viterbese

L’avvocato Marco Russo, difensore di uno dei necrofori

Viterbo – Uno parla. Un altro fa scena muta. Del terzo è l’avvocato a rimanere in silenzio stampa.

Scelgono linee diverse i tre necrofori arrestati per corruzione nell’operazione Anubi (fotocronaca – Il passaggio di denaro – video: I pagamenti – La Pm Conti:”Dieci agenzie funebri coinvolte”).

A tre giorni dal blitz dei carabinieri sul presunto business dei morti, si è svolto l’interrogatorio di garanzia per i tre addetti alle camere mortuarie dell’ospedale Belcolle, comparsi ieri davanti al gip Francesco Rigato.

Proprio Rigato ha firmato le ordinanze di custodia cautelare che hanno fatto finire ai domiciliari Carlo Eleuteri, Fabrizio Valeriani e Floriano Franklin Canela, tutti necrofori dell’ospedale viterbese.

Eleuteri ha risposto alle domande. “Non abbiamo nulla da nascondere – afferma il suo avvocato Paolo Franceschetti -. Il mio cliente ha ammesso che prendevano dai 10 ai 15 euro per prestazioni extra chieste dalle agenzie funebri, tipo montare la camera ardente o vestire i defunti da capo a piedi. Nient’altro che mance, in pratica. Ma per servizi che non rientravano nelle loro mansioni di pubblici ufficiali”.

L’avvocato Franceschetti ha chiesto un alleggerimento della misura. Il gip ha preso ventiquattr’ore di tempo  per pensarci. Dovrebbe sciogliere la riserva in giornata. In caso di rigetto della richiesta, la difesa può sempre ricorrere al tribunale del Riesame. Ma gli avvocati hanno ancora tempo per valutare la strategia.

Valeriani si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma solo per problemi tecnici: “Non abbiamo ancora ricevuto le copie degli atti – spiega l’avvocato Marco Russo -. Gli inquirenti hanno avuto mesi di tempo per le indagini, mentre noi siamo stati chiamati a rispondere dopo tre giorni e senza poter leggere tutte le carte. Appena avremo un’idea più precisa decideremo come muoverci”. Neanche per Valeriani il ricorso al tribunale del Riesame è certezza.

Secondo indiscrezioni, anche Canela si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere per gli stessi motivi di Valeriani. Ma l’avvocato Riccardo Catini non conferma e non rilascia dichiarazioni.

Gli inquirenti hanno lavorato per mesi su quella che è stata chiamata operazione “Anubi”. Morti come merce di scambio, secondo il quadro investigativo: i necrofori avrebbero favorito alcune agenzie funebri segnalando i decessi, mettendo a disposizione la camera mortuaria più grande o aprendola prima dell’orario stabilito. Il tutto in cambio di 50 euro a defunto. Microtangenti che, moltiplicate per almeno tre morti al giorno e per i trenta giorni di un mese, fanno 4500 euro. 1500 a testa, euro più, euro meno. Il guadagno minimo quantificato dai carabinieri sarebbe non inferiore ai 30mila euro annui.

Saputo del decesso, poteva capitare anche che l’agenzia funebre “di fiducia” contattata dai necrofori si presentasse a casa dei familiari o gli telefonasse per accaparrarsi il servizio.

A mettere in moto gli investigatori, nel settembre 2013, è l’esposto del direttore sanitario di Belcolle Giuseppe Cimarello, intervenuto su segnalazione di alcune imprese funebri. Precisamente, quelle che rimanevano escluse dall’assegnazione dei servizi funerari.

L’esposto arriva sulla scrivania del pm Paola Conti, che per le indagini delega il nucleo investigativo di Viterbo, coordinato dal capitano Giovanni Martufi.

Indizi di un minibusiness del caro estinto, sulla falsariga di quello romano ma di proporzioni più ridotte, si ricaverebbero dalle intercettazioni. Più ambientali che telefoniche: in alcuni video si vedrebbero impresari di pompe funebri allungare una banconota da 50 euro al necroforo di turno. E’ stato anche accertato che uno degli arrestati fosse un vero e proprio socio occulto di una delle agenzie viterbesi, dove peraltro lavorava il figlio.

37 in totale gli indagati. Oltre ai tre necrofori, ci sono 34 denunciati, tutti per il reato di corruzione. Improbabile che la rosa degli indagati possa ampliarsi ancora, mentre c’è tempo per rivedere o aggiustare le posizioni. Una decina le agenzie funebri coinvolte, soprattuto di Viterbo e provincia, ma anche di Roma e Civitavecchia.

L’ordinanza del gip parla di “corruzione ambientale”. Come a sottolineare un sistema creato ad hoc all’interno di uno stesso ambiente. L’ambiente di lavoro dei necrofori.

Dopo la pronuncia del gip sulla conferma degli arresti, gli indagati potrebbero essere chiamati a riferire in procura dal pm Paola Conti.

Per ora l’inchiesta continua.

Stefania Moretti


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13 maggio, 2014

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