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Babele, una decina verso il processo subito

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Operazione Babele - Gli arrestati [4]

Operazione Babele – Gli arrestati

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [5]

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [6]

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Viterbo – Vanno verso il giudizio immediato gli arrestati dell’operazione Babele. Non tutti.

Ma per le posizioni più gravi e cioè per gli indagati ancora agli arresti, la procura sarebbe intenzionata a chiedere il processo subito, senza udienza preliminare.

E’ l’ultima indiscrezione sugli sviluppi dell’indagine Babele, come la “Babele” della droga scoperta in centro storico da carabinieri e finanza. Un gruppo di bande di diversa nazionalità (dominicana, maghrebina e italiana) disposte a cooperare per mandare avanti il traffico di stupefacenti in città, per un totale di trentuno arresti. 

In carcere, al momento, sono rimasti in due. Una decina ha già patteggiato. Mentre altri sono ai domiciliari col braccialetto elettronico dopo qualche peripezia iniziale.

Se giudizio immediato sarà, solo gli indagati ancora in carcere o ai domiciliari andranno incontro a un processo flash. Per tutti gli altri, dal ruolo più marginale nello spaccio in centro storico, si profilerebbero tempi più lunghi.

Dopo il blitz del 19 maggio, sono stati in tanti gli indagati che hanno fatto ricorso al tribunale del Riesame. Magari nella speranza di un annullamento a cascata dell’ordinanza del gip Franca Marinelli. Ordinanza che ha tenuto, regalando comunque importanti conquiste alle difese, come l’azzeramento di almeno tre posizioni e dell’aggravante contestata ad alcuni dominicani, ritenuti i più attivi nello spaccio nel cuore della città. Dominicani sono gli ultimi due rimasti in carcere, in grado, per gli inquirenti, di immettere nel mercato grandi quantità di cocaina.

Il pm Paola Conti ha ipotizzato una vera e propria spartizione del centro, con i tunisini a San Pellegrino e i dominicani a San Faustino e via Cairoli. Sovrapponibili alle due bande, una quindicina di italiani, quasi tutti viterbesi. 

Qualora arrivasse davvero un decreto di giudizio immediato, gli indagati potrebbero scegliere: o il processo subito o un rito alternativo, per assicurarsi uno sconto sull’eventuale condanna.


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