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I braccialetti elettronici ritardano, gli arrestati rimangono in carcere

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Operazione Babele - Gli arrestati [3]

Operazione Babele – Gli arrestati

Remigio Sicilia [4]

Remigio Sicilia

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [5]

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [6]

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

La conferenza stampa dell'operazione Babele [7]

La conferenza stampa dell’operazione Babele

Viterbo – (s.m.) – Si fa presto a dire braccialetto elettronico. I cinque arrestati nel blitz Babele [8] che il Riesame voleva ai domiciliari non sono ancora usciti dal carcere. E potrebbero non uscire prima di sabato.

L’installazione del dispositivo, adottato solo una volta a Viterbo, si è rivelata più complessa del previsto. A farne le spese sono i detenuti che dovevano uscire: i due dominicani Antonio Morales e Rodolfo Feliz Castillo, giocatore nella squadra di baseball di Viterbo; i due tunisini Bilel Chaalia e Mohamed Mezni e il viterbese Angelo Germani. Tutti arrestati per lo spaccio multietnico in centro storico, stroncato dall’operazione Babele.

Il Riesame ha ordinato per loro domiciliari con braccialetto [9] per controllarne gli spostamenti. Braccialetto che, in realtà, è una cavigliera collegata con la caserma più vicina che invia segnali gps alla prima uscita non autorizzata.

Il verdetto dei giudici romani è già vecchio di due giorni. Due giorni in più passati in carcere. L’uscita da Mammagialla è lontana e la difesa è sul piede di guerra.

“I parenti li aspettavano per venerdì sera. Hanno atteso invano tutta la notte – racconta l’avvocato Remigio Sicilia, che parla anche a nome dei colleghi Samuele De Santis e Marco Valerio Mazzatosta -. La procedura, a quanto pare, è complessa. Bisogna vedere se i braccialetti ci sono. Bisogna farli funzionare. Il che significa chiamare la Telecom, far venire un tecnico e aspettare altro tempo per l’attivazione”. Ergo: una settimana di attesa o giù di lì, stando alle previsioni.

“Per l’arrivo del tecnico si è parlato di mercoledì-giovedì – spiega l’avvocato -. Poi, tempi tecnici per attivare il braccialetto: venerdì-sabato”. Per i legali è decisamente troppo.

“Lunedì faremo un’istanza al gip Franca Marinelli per rappresentarle il problema – annunciano Sicilia e colleghi -. C’è in ballo la libertà personale dei nostri assistiti, sancita da un tribunale che ha riformato l’ordinanza d’arresto sostituendo il carcere con i domiciliari. Non possono restare in cella per lungaggini. Devono uscire”.

Sul braccialetto elettronico, novità quasi assoluta per Viterbo, i giudici romani sono stati molto precisi. Il Riesame dispone che l’ordinanza “sia eseguita nel rispetto dei tempi tecnici necessari alla verifica dell’installazione e che la traduzione presso il luogo degli arresti domiciliari sia eseguita entro detto termine”. E aggiunge che “sia mantenuta la misura della custodia cautelare in carcere nel caso in cui gli indagati non prestino il consenso all’applicazione del mezzo ovvero nel caso in cui l’applicazione del dispositivo sia impossibile per problemi di natura tecnica”.

Il Riesame, insomma, contempla sia i problemi che i tempi tecnici. Ma per le difese il problema è un altro: “Bisognava muoversi subito e non è stato fatto – dichiarano Sicilia e i suoi colleghi -. I detenuti dovevano uscire venerdì sera e venerdì sera nessuno si è attivato. Per l’intera notte tra venerdì e sabato, l’ordinanza del Riesame è rimasta lettera morta e i nostri assistiti hanno passato una notte in carcere in più. Siamo stati subissati di telefonate dei parenti alle 3 del mattino, che chiedevano spiegazioni perché aspettavano di riabbracciare i loro cari. La verità è che se sabato mattina non ci fossimo interessati noi legali, la procedura, già lenta e complessa, e col weekend di mezzo, avrebbe subito rallentamenti ulteriori. Il problema tecnico ci può stare. E’ il rifiuto o il ritardo nell’affrontarlo che non tolleriamo”.


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