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Elezioni - Il segretario Pd Egidi tira le somme e sul caso Tuscania: “Chi fatto altre scelte, resti fuori dal partito”.

“Finalmente una campagna elettorale azzeccata”

di Giuseppe Ferlicca
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Andrea Egidi, segretario provinciale Pd

Andrea Egidi, segretario provinciale Pd 

Viterbo – Il Partito democratico vince grazie a una campagna elettorale: “Finalmente azzeccata”.

Il segretario provinciale Andrea Egidi tira le somme e guarda al ballottaggio di Civita Castellana.

Cinque comuni conquistati alle amministrative, ma Orte rimane tabù, Tuscania un sogno e a San Lorenzo Nuovo ha fatto autogol, con il sindaco uscente che si è ritirato dalla competizione a poche ore dalla consegna delle liste.

“Alcuni – dice Egidi – che a Tuscania hanno fatto altre scelte, restino dove hanno deciso di andare, cioè fuori dal Pd”.

 Dopo Comunali ed Europee, come esce il Pd nella Tuscia?
“Alla grande. Vinciamo dappertutto, strappiamo cinque comuni alla destra e siamo più forti. Ora guai a non saper capitalizzare il risultato. 
Renzi in direzione ha ribadito che il 40% deve restare la nostra casa. Per fare questo serve capire che si è aperta una pagina nuova e che dobbiamo continuare ad aprire porte e finestre. A me questo risultato consegna più coraggio nel cambiare il passo e rinnovare. Nei modi, nel lavoro da fare, nella lettura della società, un lavoro entusiasmante che vorrei fare unitariamente”.

Il centrosinistra a Viterbo avanza, ma Orte rimane tabù, Tuscania un sogno e a San Lorenzo Nuovo ha fatto autogol.
“Si, vinciamo le elezioni e alla destra rimane ben poco, quasi nulla ma ci sono ancora punti di crisi. 
A Orte, seppure con uno sforzo sincero, non abbiamo aggredito il problema degli ultimi dieci anni, cioè il voto attorno a Primieri, un voto che alle politiche va sul Pd, ma alle amministrative finisce altrove. Il punto è questo.
A San Lorenzo si è concluso in modo convulso il primo mandato di Zannone, che a 48 ore dalla presentazione delle liste si è ritirata. Credo che si debba ringraziare il Pd locale e Mauro Ambrosini per averci messo la faccia.
Tuscania è stata la vicenda più drammatica. Lì, dopo mesi di veti e vendette, abbiamo tagliato con quel metodo e messo in salvezza il Pd aprendo a soggetti esterni a noi. Mi sento di ringraziare Scarito e dico in modo chiaro che alcuni che hanno fatto altre scelte, restino dove hanno deciso di andare, cioè fuori dal Pd. C’e un nuovo gruppo di donne e giovani, cui dire grazie e affidare la guida del circolo”.

Che il Pd ottenesse un risultato positivo era nell’aria. Con queste percentuali in pochi lo immaginavano. Più che effetto Renzi è stato miracolo Renzi?
“Sembra quasi un miracolo, ma è l’effetto di un processo che è stato in sintonia reale col Paese. Erano anni che non eravamo più in linea con le aspettative degli italiani. A me è sembrato il voto per una forza che è apparsa agli occhi di tanti italiani come un argine, una garanzia. Il Pd veniva percepito come la garanzia che il Paese resti in piedi, che non si sfasci, che abbia la forza e la possibilità di cambiare se stesso cambiando il mondo”.

A cosa attribuisce questo risultato?
“Diversi fattori. Il nuovo governo, il messaggio di fiducia e speranza, liste competitive con cinque donne a capo. I risultati si vedono, basti pensare che Simona Bonafè è la più votata in Italia. Poi, finalmente una campagna elettorale azzeccata”.

Giuseppe Fioroni sostiene come a Viterbo città il risultato del Pd sia il frutto del lavoro del sindaco Michelini e della sua maggioranza. E’ dello stesso parere?
“Il voto al Pd è il frutto di un sentimento di fiducia e speranza che Renzi ha saputo costruire con gli italiani. Lui ha rimesso in cammino noi stessi e ha spostato voti, è stato consacrato come il vero leader del centrosinistra. Leggere un risultato di questa natura in chiave esclusivamente localistica sarebbe un errore perché non si capirebbe la reale portata di questo risultato, che è storica. Parliamo del 41% in tutta Italia, con tutto il rispetto di noi stessi”.

Qual è lo stato di salute del Pd a Viterbo? Oggi sempre Fioroni sostiene di sentirsi a casa propria. Non in passato, quando si sentiva sopportato, come tutto il gruppo dei Popolari.
“Il Pd è un patrimonio indivisibile. È stata sempre la casa di tutti. Comunque non sono abituato a fare interviste su interviste di altri. Non faccio il commentatore, faccio politica”.

Renzi e il Pd. Lei, come altri in zona Bersani, ma pure esponenti come lo stesso Fioroni, hanno combattuto anche con toni aspri Renzi. Oggi l’atmosfera è decisamente cambiata. Tutti folgorati sulla via renziana o è accaduto dell’altro?
“Semplicemente è accaduto che l’8 dicembre Renzi è diventato segretario del Pd, quindi il mio segretario nazionale. Poi è successo che la direzione unitariamente ha avuto il coraggio di staccare la spina a un governo, quello Letta, oggettivamente imbarazzante. Poi è successo che Renzi ha messo in campo un’azione di governo che ha suscitato attenzione e fiducia.
Queste sono le cose che penso io, i fatti su cui tutto il Pd si è misurato insieme al premier in questi mesi”.

L’8 giugno turno di ballottaggio a Civita Castellana. Si poteva vincere al primo turno? Il sindaco uscente si è fermato al 46,6%. E’ un vantaggio sufficiente per dare una certa sicurezza sicurezza ad Angelelli per il secondo turno?
“L’alleanza era più ristretta rispetto a cinque anni fa, quindi non penso che si debba dire che abbiamo fallito nell’obiettivo.
Il risultato di domenica scorsa è ottimo, basti pensare che la lista del Pd prende più voti rispetto alle Europee.
Io ho una certezza, oggi la sfida è a due. Due storie, due profili, due idee di città, due stili. Uno ha già dimostrato di essere un ottimo sindaco, specie nel tenere insieme una comunità in un tempo di crisi sociale difficilissima, l’altro non saprei, mi dicono sia un bravo medico… E le dico che Gianluca è il migliore”.

Giuseppe Ferlicca


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1 giugno, 2014

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