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L'irriverente - Una riflessione sul risultato delle elezioni e la percentuale ottenuta dal nuovo Pd di Renzi

Non moriremo comunisti e nemmeno democristiani

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo –  Va bene, anzi il 25 maggio aiuta a mandarla meglio.

Perché con un risultato così il maggior partito di governo non può che governare e perché il partito che ha vinto è quel Pd in cui si erano domiciliati gli ex Pci e gli ex Dc, impegnati a riprendersi quel che aveva occupato, vent’anni fa, Silvio Berlusconi. Il quale, si sa e si vede, non pare più quello di ieri.

Adesso c’è Renzi: orecchio fine, certamente il più attento a sentire gli umori della gente per seguirli alla velocità della luce, uno Speedy Gonzales del passaggio dal pensiero all’azione.

Giovane con una squadra di giovani; affine più che a D’Alema, ai democrat di Obama, a Merkel ed anche a Cameron: tutti e tre gli vogliono bene da quando l’hanno scoperto (o qualcuno l’ha fatto per loro), l’ospitarono in America, a Berlino e a Londra quando – traversato l’Arno – non era nessuno. Gli avranno fatto conoscere le persone giuste e, chissà, le dritte giuste, lo avranno coccolato, forse spronato o almeno condiviso, quando, con scarto da goleador, ha messo fuori gioco ( per allora) Enrico Letta.

Poi, game over: 40,8% alle elezioni ed un Pd in cui non si morirà più comunisti, chi era democristiano non pare stia tanto bene e per i sinistri duri e puri prospettiva da rifugiati politici, in Grecia, da Sipras.

Dicono che Renzi abbia bissato il successo di Fanfani segretario Dc del 1958, ma non è esatto e dagli ex democristiani renziani o in via di esserlo, una correzione leale in proposito poteva starci.

Infatti – se è vero che Fanfani e Renzi sono ambedue toscani, che il primo era chiamato “motorino” per il super attivismo, che sia le elezioni politiche del 1958, sia quelle europee si sono svolte di domenica, 25 maggio – sui numeri finali il paragone non regge.

La Dc di Fanfani vinse quando andò a votare il 94% degli aventi diritto e rispetto ad essi il 42,35 uscito dalle urne si posiziona sul 38,60.

Al Pd è andato ora il 40,8% , ma ha votato poco meno del 60% degli elettori, rispetto ai quali, Renzi ha, quindi, ottenuto circa il 22%. Sedici punti meno di Fanfani.

Così i conti dell’ aritmetica con la storia, senza nulla togliere ai successi. Perché i tempi cambiano, può darsi che si ricominci ad aver fiducia nella politica e che molti tornino ai seggi.

Come nel 1958 e indipendentemente dagli 80 euro. Che aiutano l’economia, ma anche chi li dà.

Renzo Trappolini


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3 giugno, 2014

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