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Viterbo - L'accusa è lesioni colpose - Uno dei due pazienti zoppica ancora dopo quattro anni

Placca rotta dopo la frattura, a giudizio direttore di una multinazionale

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L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini, legale di parte civile di uno dei pazienti

Viterbo – Hanno trascinato a giudizio per lesioni colpose il direttore generale di una multinazionale produttrice di attrezzature mediche. Lesioni colpose l’accusa di cui deve rispondere il legale rappresentante della società, con sede a Milano.

Secondo il pm Stefano D’Arma, le placche per il trattamento delle fratture, prodotte e commercializzate dalla società all’ospedale Belcolle, non sarebbero state sufficientemente resistenti. Infatti si sono rotte in più di un caso, costringendo i pazienti a una nuova operazione e nuove cure. 

In due hanno sporto denuncia per quell’inconveniente che ha allungato all’inverosimile i tempi di recupero. Per uno, la prognosi complessiva è stata di due anni.

Si era fratturato radio e ulna dopo un incidente sul lavoro, alla fine del fine 2008. Le placche in titanio gli erano state applicate dopo un primo intervento chirurgico a Belcolle. A quello, seguono altre due operazioni. In quindici mesi la placca si rompe due volte: i medici sono costretti a risolvere con il chiodo.

All’altro paziente la placca si è spaccata una volta sola, ma non si è ancora ripreso. Nell’agosto 2010, si frattura tibia e perone a seguito di un incidente stradale. La prassi è la solita: operazione e trattamento con placche. Ma cinque mesi dopo, mentre è in piedi in giardino senza compiere sforzi particolari, sente un dolore acuto alla gamba sinistra. Quella della frattura. Dalle lastre emergono chiaramente la rifrattura e la placca rotta. Ai quaranta giorni di prognosi iniziale se ne aggiungono altri sessanta. Anche per lui, nuova operazione e chiodo alla tibia. Con disavventure ulteriori, perché la ferita si infetta, rendendo necessario un terzo intervento chirurgico. Risultato: a distanza di quattro anni zoppica e ha problemi a camminare, oltre ad aver perso il lavoro.

La consulenza disposta dal pm Stefano D’Arma avrebbe accertato che le placche in questione provenivano da una partita realizzata con titanio scadente e venduta in tutta Italia. Il ministero della Salute, in effetti, avrebbe registrato almeno una ventina di casi, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Secondo il consulente del magistrato, quindi, ci sarebbe stato un difetto a monte della placca.

Ieri, la prima udienza davanti al giudice Silvia Mattei. I due pazienti si sono costituiti parte civile. I loro avvocati Franco Taurchini e Patrizia Succi hanno chiesto una perizia per valutare la gravità delle lesioni riportate dai loro assistiti. Alla prossima udienza, a gennaio 2015, parleranno i due pazienti, insieme ai consulenti del pubblico ministero.  


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28 giugno, 2014

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