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Processo Cerroni & Co. - Traffico di rifiuti nel Lazio - Ieri la seconda udienza al patron di Malagrotta e agli altri sei imputati

Taglio alle parti civili, Codici: “Siamo sconcertati”

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Manlio Cerroni

Manlio Cerroni

Bruno Landi

Bruno Landi

Roma – Dentro Legambiente, fuori Codici.

Alla seconda udienza, il tribunale di Roma ha dato un taglio alle parti civili del processo a Manlio Cerroni & Co..

Affaritaliani riporta che in un’udienza infinita, andata avanti fino alle 22, il collegio ha deciso chi sono i soggetti titolati a batter cassa ai sette imputati  per il traffico di rifiuti nel Lazio.

Per il quotidiano milanese sono “ammessi alla richiesta di costituzione i comuni di Albano Laziale, Ardea, Castelgandolfo, Lariano, Nemi, Pomezia, Ariccia e Rocca di Papa. Poi le associazioni Legambiente Lazio e Wwf e una serie di privati che vivono intorno alla discarica di Albano e all’inceneritore. Via libera per il Comune di Roma, la Regione Lazio e l’Ama, insieme a Legambiente Lazio, Wwf Italia, ministero per l’Ambiente e Rida srl, la società che fa capo all’imprenditore che con la sua denuncia ha avviato tutta l’inchiesta. Respinte invece le richieste di costituzione per i cittadini e le associazioni di Malagrotta e Borgo Montello in provincia di Latina”.

Esclusa, invece, Codici che, dal suo sito, commenta duramente l’ordinanza dei giudici. 

“Siamo sconcertati dalla decisione del tribunale – commenta Ivano Giacomelli, segretario nazionale del Codici –. Annunciamo che Codici Ambiente ed Earth si costituiranno alla prossima udienza. Valuteremo anche il ricorso in Cassazione”.

Nella nota di Codici si legge che “secondo il tribunale, infatti, il danno alla salute, le malattie dei cittadini, non hanno nulla a che vedere con l’associazione a delinquere, su cui si incentra il processo”. Ma il segretario del Centro per i diritti del cittadino dissente: “I cittadini di Valle Galeria raccontano di morti e malattie – continua Ivano Giacomelli –. Parliamo di un livello di inquinamento della zona dimostrato dagli esperti del Politecnico di Torino, secondo i quali le discariche presenti hanno inquinato in maniera irrimediabile la vicina falda acquifera. Allora perché non si vuole tener conto di tutto ciò?”.
Grande soddisfazione, invece, da parte di Legambiente, che vede il processo come un’occasione per “chiarire le responsabilità del passato”.

L’indagine sul traffico di rifiuti nel Lazio

Il patron di Malagrotta 86enne Manlio Cerroni viene arrestato il 9 gennaio 2014. E’ accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e truffa insieme ad altre sei persone, tutte ai domiciliari come lui.

Si tratta di: Bruno Landi, ex presidente della Regione Lazio e amministratore di Ecologia Viterbo, società che gestisce la discarica di Casale Bussi a Viterbo; Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della direzione regionale Energia; il manager Francesco Rando; l’imprenditore Piero Giovi; l’ex dirigente della Regione Lazio Raniero De Filippis; il direttore della discarica di Albano Laziale Pino Sicignano.

L’indagine è stata interamente condotta dai militari del Noe, diretti dal vicecomandante colonnello Sergio De Caprio, noto anche come “Ultimo” dopo l’arresto di Totò Riina, e coordinati dal capitano Pietro Rajola Pescarini.

Cerroni, secondo gli investigatori, era ”organizzatore e dominus incontrastato del sodalizio”.

Gli altri indagati lo chiamavano “con l’appellativo di Supremo”. Un vero perno nella gestione del ciclo dei rifiuti del Lazio, che Cerroni avrebbe aspirato a controllare in regime di monopolio.

Stando agli accertamenti del Noe, riepilogati nell’ordinanza del gip di Roma Massimo Battistini, il gruppo Cerroni avrebbe operato in modo spregiudicato. A volte, scrive il gip, “simulando l’esistenza di titoli autorizzativi di fatto inesistenti” come nel caso ella realizzazione dell’invaso per la discarica in località Monti dell’Ortaccio. Lavori in barba alle normative vigenti, con scavi “al di sotto dei limiti consentiti”, che avrebbero causato una “illecita deviazione della falda acquifera sotterranea”.

L’ordinanza del gip da 400 pagine parla anche delle tonnellate di rifiuti destinati alla differenziata che arrivavano nella discarica di Malagrotta. Ciò, anche se i titolari degli impianti di differenziazione incassavano svariati milioni di euro.

E il costante stato di emergenza della discarica di Malagrotta conveniva al gruppo Cerroni, perché costringeva le amministrazioni a trovare nuovi siti.


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24 giugno, 2014

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