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Viterbo - Operazione Anubi - Davanti al pm, uno a uno, gli impresari di pompe funebri accusati di aver pagato tangenti per accaparrarsi i funerali

Business dei morti, continuano gli interrogatori

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Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

La conferenza dell'operazione Anubi

La conferenza dell’operazione Anubi

Viterbo – Sono ancora in corso gli interrogatori dell’inchiesta viterbese sul caro estinto.

Gli impresari di pompe funebri, indagati per le tangenti per accaparrarsi i funerali, sarebbero comparsi uno a uno davanti al pm Paola Conti nelle ultime settimane. E non è finita: altri colloqui con gli inquirenti sarebbero stati già messi in calendario dopo l’estate.

Una lunga serie di colloqui, nel tentativo di disegnare ancor più nel dettaglio quel “sistema rodato e consolidato” di cui parlava il gip di Viterbo nell’ordinanza di custodia cautelare.

In tre erano finiti ai domiciliari per corruzione. Si tratta di Carlo Eleuteri, Fabrizio Valeriani e Floriano Franklin Canela. Tutti necrofori dell’ospedale Belcolle, ripresi nell’atto di incassare denaro sonante dai titolari di agenzie funebri. Per la procura, altro non erano che tangenti per aggiudicarsi l’organizzazione della cerimonia funebre. Due necrofori su tre non hanno risposto all’interrogatorio di garanzie. Solo Eleuteri ha replicato che si trattava di compensi per prestazioni extra chieste dalle agenzie funebri, come montare la camera ardente o vestire i defunti.

Gli inquirenti l’hanno chiamata operazione Anubi: morti come business, tanto per i necrofori quanto per i 34 indagati, titolari e gestori delle agenzie di pompe funebre. Allungando una banconota da 50 euro a defunto, le aziende si sarebbero accaparrate i funerali. I passaggi di denaro sono documentati dalle intercettazioni ambientali. Microtangenti che, moltiplicate per almeno tre morti al giorno e per i trenta giorni di un mese, fanno 4500 euro. 1500 a testa, euro più, euro meno. Il guadagno minimo quantificato dai carabinieri sarebbe non inferiore ai 30mila euro annui.

I necrofori avrebbero segnalato i decessi, messo a disposizione la camera mortuaria più grande o l’avrebbero aperta prima dell’orario stabilito. Accorgimenti che, per gli inquirenti, indicherebbero una chiara volontà di favorire l’impresa funebre di turno.

I necrofori sono tuttora agli arresti domiciliari. Falliti, finora, i tentativi di trovare clemenza nei giudici del Riesame, come nel gip.

Gli interrogatori proseguiranno sicuramente anche dopo l’estate. A settembre sarebbe stato fissato quello di Claudio Eleuteri, figlio di uno dei necrofori arrestati, indagato insieme al padre in quanto titolare anche lui di una nota impresa viterbese di pompe funebri. 


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20 luglio, 2014

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