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Viterbo - Tangenti per i funerali - Operazione Anubi - Uno degli arrestati torna in libertà

Business dei morti, niente processo veloce ai necrofori

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Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Marco Russo, referente dell'osservatorio carcere della Camera penale viterbese

Marco Russo, avvocato di uno dei necrofori

Viterbo – Non sarà processo veloce per i necrofori dell’ospedale Belcolle.

Il gip Francesco Rigato ha respinto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pm Paola Conti.

L’intenzione era di accelerare i tempi: il processo con rito immediato avrebbe permesso di saltare a pie’ pari l’udienza preliminare e di andare subito al sodo del dibattimento. Niente da fare. 

Agli arresti domiciliari erano finiti i tre necrofori di Belcolle Carlo Eleuteri, Fabrizio Valeriani e Floriano Franklin Canela. Tutti accusati di corruzione per le presunte mazzette intascate dagli impresari di pompe funebri, disposti a versare una sovrattassa per accaparrarsi i funerali dei defunti.

La procura parla di 50 euro a morto. Soldi che sarebbero finiti nelle tasche dei necrofori che, in cambio, avrebbero segnalato i decessi e messo a disposizione le camere mortuarie migliori anche fuori dagli orari previsti.

Gli inquirenti l’hanno chiamata operazione Anubi: tre necrofori arrestati e 34 indagati tra le agenzie di pompe funebri di Viterbo, Roma e Civitavecchia.

La richiesta di giudizio immediato, qualora accolta, avrebbe permesso di stralciare la posizione dei necrofori e mandarli preventivamente a processo, mentre sarebbe rimasto aperto tutto il capitolo degli impresari di pompe funebri, molti dei quali ancora in attesa di interrogatorio.

Per le difese, lo stop del gip al ‘processo subito’ è una vittoria. “Purtroppo, sempre più spesso, assistiamo a un ricorso sistematico a questo strumento – afferma l’avvocato di Valeriani, Marco Russo -. Il suo unico scopo è quello di accelerare i processi e ciò a discapito non solo delle garanzie per l’indagato, che si vede costretto in un tempo brevissimo a fare scelte strategiche decisive in materia di riti alternativi, ma anche e soprattutto a discapito della completezza delle indagini. Ben venga, dunque, il controllo di garanzia e di legittimità effettuato dal gip di Viterbo, che ha dimostrato la propria terzietà rispetto alle parti in generale e al pm in particolare”.

“Lo stesso gip – continua l’avvocato Russo – al momento dell’adozione della misura cautelare aveva vagliato in modo critico quelle indagini ritenendo che i gravi indizi di colpevolezza sussistessero solo per alcune delle molteplici imputazioni provvisorie portate alla sua attenzione, rigettando la richiesta di misura per molte altre”.

Valeriani, in particolare, è tornato libero pochi giorni fa: dopo l’istanza del suo legale, si è visto revocare gli arresti domiciliari. “Il mio assistito da sempre aveva chiesto alla Asl di poter essere trasferito ad altro servizio in attesa dell’esito del procedimento penale, certo comunque di poter dimostrare la propria totale estraneità a ogni addebito. Motivo per il quale il gip ha ritenuto di revocare la misura applicata i primi di maggio”.

“Si è sempre sospettato della compatibilità dell’immediato cosiddetto cautelare con i principi costituzionali in materia di giusto processo, più volte denunciata dai penalisti – dichiara, ancora, l’avvocato Russo -. La pendenza della misura cautelare, presupposto della richiesta, diventa lo strumento per dare al processo una formidabile accelerazione. La custodia cautelare non può essere utilizzata per ‘fare prima’ a discapito delle garanzie o per anticipare l’esecuzione di una pena prima di un accertamento sulle responsabilità, ma solo se sussistono effettive esigenze di tutela della collettività”.


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26 luglio, 2014

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