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“Fiorita mi teneva all’oscuro di alcuni incassi”

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il dentista Gianfranco Fiorita [3]

il dentista Gianfranco Fiorita

L'avvocato Roberto Alabiso [4]

L’avvocato Roberto Alabiso

Il tribunale di Viterbo [5]

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – “Sugli incassi non mi diceva tutta la verità. Ho avuto sempre l’impressione che c’erano alcune cose che sapeva soltanto lui”.

E’ quanto ha dichiarato ieri di fronte al giudice Eugenio Turco una ex dipendente di Gianfranco Fiorita, il dentista scomparso nell’ottobre del 2010 e mai più tornato in Italia. La signora, tra le altre cose, si occupava della gestione dei finanziamenti che il professionista aveva fatto accendere ai suoi clienti per farsi pagare cure e interventi ai denti. Ma, secondo quanto ha riferito in udienza, lui gli nascondeva qualcosa.

“Capitava – racconta – che mi tenesse all’oscuro su alcuni pagamenti. Magari io gli ricordavo che un certo cliente gli doveva dei soldi e lui mi rispondeva che ci pensava da sé e io non dovevo preoccuparmene. Credo di non aver mai avuto la situazione del tutto sotto controllo sulle entrate. Immagino mi dicesse delle bugie”.

La sua partenza alla volta del Sudamerica, poi, è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno per tutto lo studio dentistico.

“Mi ricordo benissimo – continua la donna – che il dentista prometteva un futuro professionale duraturo ai suoi due assistenti che avevano anche delle quote nella sua società. Non aveva nessun atteggiamento strano né qualcosa che facesse pensare all’intenzione di lasciare tutto. Semplicemente si è dileguato da un giorno all’altro. Io, personalmente, ci sono anche rimasta molto male”.

Gianfranco Fiorita, che ora si è rifatto una vita in Paraguay da quasi quattro anni, è accusato di appropriazione indebita per essere scappato dall’Italia con le somme incassate dalle finanziarie sottoscritte dai suoi clienti. E loro si sono ritrovati con i denti da curare e centinaia di euro, se non migliaia, da dover continuare a sborsare.

Lo studio, invece, ha chiuso completamente i battenti.

“Non so perché è cessata l’attività dello studio dentistico – conclude la signora -. So che gli altri due dentisti hanno continuato a lavorare altrove anche se in realtà avevano dei clienti “personali” tra quelli che venivano da Fiorita. In pratica quest’ultimo supervisionava tutti i pazienti, ma poi c’erano anche alcuni che erano seguiti esclusivamente dai suoi soci”.

Alla luce di ciò il legale dell’imputato, Roberto Alabiso, ha chiesto al giudice di riascoltare nella prossima udienza i due ex soci di Fiorita, seppur già sentiti dal giudice e anche costituitisi parte civile nel processo.

“Vorrei ascoltare i diretti interessati su questo punto – ha spiegato l’avvocato al giudice – perché vorrei capire meglio le dinamiche. Personalmente mi pare un po’ assurdo che se sparisce nel nulla una delle tre persone che lavorano in uno studio, questo debba cessare la sua attività. Siamo sicuri che quella di chiudere i battenti era l’unica soluzione?”.

Il giudice Turco ha accolta la richiesta e rinviato all’8 gennaio 2015. Respinta, invece, la richiesta di revoca della misura cautelare nei confronti di Fiorita, avanzata dall’avvocato Alabiso durante la scorsa udienza.

Francesca Buzzi


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