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Viterbo - Operazione Red Zoll - Respinta dal gip la richiesta dei legali di mandare l'imprenditore agli arresti domiciliari

Elio Marchetti resta in carcere

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Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

L’arresto di Elio Marchetti

Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

L’arresto di Elio Marchetti

Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

L’arresto di Elio Marchetti

Catia Marchetti

Catia Marchetti

Viterbo – Elio Marchetti resta in carcere.

Niente domiciliari per l’imprenditore arrestato dalla polstrada la scorsa settimana.

Il gip Francesco Rigato ha respinto la richiesta dei difensori di Marchetti, seguendo il parere negativo alla scarcerazione arrivato mercoledì dal pm Fabrizio Tucci.

La decisione è di ieri, dopo l’interrogatorio di garanzia di lunedì a Mammagialla.

Al termine del colloquio col gip, durato circa un’ora, gli avvocati Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta, avevano chiesto la sostituzione del carcere con i domiciliari. Richiesta respinta. Resta la strada del Riesame, ma la difesa non sa ancora se la tenterà e, in ogni caso, ha tempo per pensarci.

Marchetti è l’unico che gli agenti non sono riusciti a rintracciare subito, nel blitz “Red Zoll” di giovedì scorso (fotocronaca – fotocronaca dell’arresto – video: il capo della polstrada Federico Zaccaria – il video dell’operazione). L’imprenditore era in Lussemburgo per impegni legati al suo team di motocross. Neanche ventiquattr’ore ed è tornato a Viterbo. Tempo di prendere l’aereo e rassegnarsi all’idea di dover finire a Mammagialla.

In carcere, a Civitavecchia, anche la sorella dell’imprenditore Catia Marchetti. Ma per lei niente è cambiato: all’interrogatorio non aveva fatto richieste, preferendo una futura istanza al gip di Viterbo o un eventuale confronto col magistrato titolare dell’inchiesta “Red Zoll”.

Silenzio assoluto per i due commercialisti romani Bruno e Luca Giordani, presumibilmente ancora ai domiciliari. Sarebbero stati loro a fare da consulenti ai due fratelli imprenditori nelle fasi dell’importazione delle auto dall’estero alla concessionaria “Gold group” di via della Palazzina. 

I Marchetti vendevano per lo più Golf, Audi e automobili di gamma medio-alta, tutte provenienti da società di autonoleggio tedesche. Gli agenti della polstrada parlano di prezzi ultracompetitivi. In qualche caso anche minori di quanto sarebbe costato comprare il veicolo direttamente all’estero. Ribassi che, secondo gli inquirenti, erano resi possibili dall’evasione parziale o totale dell’Iva su ogni acquisto.

L’indagine è partita l’anno scorso da una segnalazione dell’Agenzia delle entrate. Anello decisivo per l’immatricolazione delle auto, perché decide il regime di Iva da applicare. L’agenzia era stata a sua volta allertata dalla motorizzazione civile di Palermo: alcuni soggetti residenti nel Viterbese avevano chiesto il rilascio di targhe e carte di circolazione italiane dichiarando di aver acquistato i veicoli usati da immatricolare direttamente da rivenditori tedeschi e di poter fruire, quali ”acquirenti occasionali”, dell’esenzione dall’obbligo di corrispondere l’Iva in Italia. In realtà, gli interessati avevano comprato le auto nella concessionaria viterbese.

Diverse le modalità di evasione di imposta scoperte dalla polstrada: dalla tecnica di far rientrare gli acquisti nel più vantaggioso sistema dell’Iva al margine,  alle fatture false emesse da società schermo gestite da prestanome. E poi le targhe di importazione temporanea, da cui prende il nome l’operazione, e le carte di circolazione contraffatte.

Il bilancio è di quattro arrestati, otto denunciati e più di 6 milioni di Iva evasa, con un sequestro preventivo per equivalente. Ma per la difesa di Elio Marchetti l’importo è eccessivo. Gli avvocati sono fiduciosi di poterlo dimostrare con una consulenza.


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11 luglio, 2014

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