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Viterbo - Tribunale - Aggressione tra detenuti a Mammagialla - Il racconto della vittima

“Mi ha accoltellato per un fallo a calcetto”

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla 

Viterbo – (f.b.) – Era sdraiato nel cortile del carcere in un pomeriggio d’estate come tanti, quando un altro detenuto gli ha chiesto di parlare alcuni minuti. Ha atteso che si alzasse e gli ha sferrato una coltellata al fianco sinistro, per poi correre via e gettare l’arma lontano.

L’episodio è accaduto esattamente un anno fa, il 9 luglio 2013, nel carcere viterbese di Mammagialla tra due detenuti di nazionalità albanese.

L’uomo che impugnò il coltello è ora alla sbarra per tentato omicidio, difeso dall’avvocato Rotella. Ieri di fronte al collegio dei giudici presieduto da Eugenio Turco (Silvia Mattei e Rita Cialoni a latere) sono sfilati alcuni testimoni: tre agenti di polizia penitenziaria, la presunta vittima e altri detenuti che hanno assistito alla scena.

“Ero sdraiato nel cortile del carcere a prendere il sole – racconta il ragazzo – quando R.M. (l’imputato, ndr) mi si è avvicinato e mi ha chiesto di alzarmi per parlare. Appena l’ho fatto mi è arrivata una coltellata al fianco sinistro. Ho cercato di respingerlo perché vedevo che provava a colpire di nuovo. A quel punto è corso via e ha buttato il coltello lontano, oltre il muro di recinzione del cortile”.

I motivi sarebbero a dir poco futili. “Mi ha accoltellato per un fallo a calcetto – continua -. Appena prima di sferrare la coltellata mi ha detto una frase, che ora non ricordo precisamente, ma che comunque si riferiva a una partita di un torneo che avevamo fatto una decina di giorni prima. Io gli feci un fallo, ma lì per lì la cosa finì con le mie scuse e una stretta di mano. Pensavo fosse già tutto dimenticato…”

Dopo la coltellata il ragazzo corse a chiamare aiuto. Uno dei poliziotti che stavano sorvegliando il cortile l’ha portato immediatamente in infermeria. Da lì è stato trasferito d’urgenza in ospedale ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico abbastanza delicato.

“Il colpo era profondo – ricorda uno degli agenti che è intervenuto per primo – e aveva formato una protuberanza all’altezza dell’intestino sul basso ventre sinistro. Quanto all’arma del delitto, invece, i miei colleghi so che l’hanno ritrovata oltre il muro di recinzione del cortile, alto alcuni metri. Era un coltello, credo di metallo, che il detenuto ha lanciato pochi attimi dopo l’aggressione”.

Ora, a un anno dall’aggressione, la vittima non ha alcuna conseguenza fisica dovuta alla coltellata. Rimane solo un brutto ricordo e, sicuramente, tanta paura. “Ci tengo a precisare – ha detto spontaneamente il ragazzo dopo aver risposto alle domande del pm Tucci e dell’avvocato della difesa – che non voglio denunciare il mio aggressore. Ormai è una storia vecchia, finita. L’ho perdonato”.

Il processo è stato aggiornato al 3 marzo del 2015.


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9 luglio, 2014

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