--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - In quattro alla sbarra - Tre accusati di ricettazione di opere d’arte e uno di minacce

Operazione Lions, sfilano i primi testimoni dell’accusa

Condividi la notizia:

I leoni che danno il nome all'operazione Lions

I leoni che danno il nome all’operazione Lions

Spartaco Pasquini, 45enne

Spartaco Pasquini

Marco Gentile 44enne

Marco Gentile

Severino Cuseo, 56enne

Severino Cuseo

Viterbo – (f.b.) – Da una parte la ricettazione di opere d’arte e oggetti di valore trafugati. Dall’altra minacce e intimidazioni nei confronti di chi svolgeva le indagini o di chi stava aiutando gli inquirenti a sbrogliare la matassa dell’intero traffico.

Il processo ai quattro imputati derivato dall’operazione “Lions” è entrato ieri nel vivo con le prime testimonianze dei carabinieri della compagnia di Montefiascone, che portarono avanti intercettazioni, appostamenti e perquisizioni culminati nel blitz scattato a Bolsena nel 2011.

Undici furono le persone arrestate inizialmente dai militari dell’Arma, ma dopo patteggiamenti, archiviazioni e riti abbreviati, solo in quattro sono arrivati al procedimento di fronte al giudice Rita Cialoni. Spartaco Pasquini, il 48enne impresario di pompe funebri di Bolsena, risponde di minacce; il 47enne di Gradoli Marco Gentile, il 42enne di Ficulle (Terni) Enea Antoci e il 62enne di Portalbera (Pavia) Severino Cuseo sono accusati di ricettazione di opere d’arte.

Con quel blitz del 2011 i carabinieri riuscirono a recuperare due leoni in porfido del dodicesimo secolo (che diedero il nome all’intera inchiesta), un busto reliquiario trafugato nel ’33 e diversi oggetti d’argento, tra cui un servizio di posate che è poi stato riconsegnato alla proprietaria di un’abitazione in cui era stato messo a segno un furto.

“Attraverso le intercettazioni, sia ambientali che telefoniche – spiega uno dei militari che ha partecipato alle indagini tra il 2010 e il 2011 -, siamo venuti a conoscenza di un incontro fissato a Bolsena tra Pezzini (l’antiquario che ha già patteggiato ndr) e Antoci per uno scambio di materiale d’argento. Si trattava di quindici chili in tutto, tredici in posate e due in lingotti. Il bottino è stato recuperato con un posto di blocco in cui fu fermato e perquisito Antoci subito dopo l’incontro”.

Un primo tassello, al quale seguiranno molti altri.

“Nel frattempo al Real Collegio di Lucca – continua il maresciallo – erano stati rubati due leoni in porfido del dodicesimo secolo, che il 26 ottobre del 2010 abbiamo ritrovato nel laboratorio di Gentile, fabbro di Gradoli. Anche in questo caso, come per l’argenteria, i leoni sono tornati al loro legittimo proprietario, dopo un’accurata analisi di un esperto che ha riconosciuto gli antichi manufatti trafugati in Toscana”.

Poi ci sono le minacce di cui è chiamato a risponde soltanto Pasquini. Le vittime sarebbero il consigliere comunale di Sel Maurizio Puri e uno dei carabinieri di Montefiascone che stavano indagando sul caso. Proprio quest’ultimo ha testimoniato ieri in tribunale, dopo il suo collega, raccontando di aver ricevuto una lettera minatoria in caserma.

“Era il 20 maggio 2011 – ricorda il militare -. Nella busta chiusa indirizzata a me c’era un proiettile a salve e una frase in cui mi si consigliava di stare lontano dalla moglie di uno degli imputati, probabilmente vista come un nostro aggancio per l’indagine”.

Dopo le deposizioni dei due carabinieri della compagnia di Montefiascone, il giudice Rita Cialoni ha aggiornato l’udienza al 16 febbraio 2015, quando saranno ascoltati gli ultimi testimoni dell’accusa, rappresentata dal pm Stefano D’Arma.


Condividi la notizia:
4 luglio, 2014

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR