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Viterbo - Processo per violenza sessuale su un'amica - Il trentenne, assolto, all'uscita dall'aula

“Finalmente sono libero, dopo sette anni di tortura”

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Un'aula di tribunale

Un’aula di tribunale

Viterbo – Cinque anni a processo da innocente, accusato di violenza sessuale. Ma da ieri è finita.

Un trentenne originario di un piccolo paese della provincia è stato assolto dal tribunale di Viterbo con la formula più ampia. Scagionato perché il fatto non sussiste. Per i giudici viterbesi non ha cercato di abusare di quella che, all’epoca, era una delle sue più care amiche.

Cinque anni di processo, ma dai fatti ne sono passati sette. E’ il primo settembre 2007 quando una ragazza di 23 anni si presenta prima al pronto soccorso dell’ospedale Belcolle e poi in caserma. 

Ai carabinieri racconta quello che è successo la sera prima, il 31 agosto. Una notte d’estate passata con le amiche in un bar e poi al pub, dove più tardi arriva anche l’imputato.

Lei dice di averlo seguito fuori, fino ai giardini esterni al locale. Subito dopo, la lotta con quello che la ragazza ha denunciato come il suo aggressore. La sensazione di una mano che cercava di sfilarle i pantaloni, mentre lei tentava invano di divincolarsi. E il ritorno a casa con una maglia diversa dalla sua.

Un processo lungo cinque anni, per arrivare alla conclusione che non c’è stata alcuna violenza. Sulla sentenza ha pesato sicuramente anche la ricostruzione poco nitida dell’episodio: la ragazza, fin dalla denuncia, ha dichiarato di non ricordare neppure perché aveva accettato di seguire l’amico fuori dal pub. 

Alla lettura del dispositivo, è rimasta di sasso. Visibilmente delusa, mentre il suo avvocato cercava di tranquillizzarla.

Per lui, le lacrime di gioia dei parenti e gli abbracci dei suoi avvocati: “Finalmente sono libero, dopo sette anni di tortura”, tiene a dichiarare all’uscita dall’aula. Il pm Chiara Capezzuto, che aveva chiesto la condanna a quattro anni, per ora non è intenzionata a fare appello.

Le motivazioni della sentenza entro un mese. 


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9 luglio, 2014

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