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Piattaforma Alto Lazio 2.0 - Interviene Angelo Bini

“Alla base di tutto deve esserci un ambiente sano”

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Una veduta di Viterbo dall'alto

Una veduta di Viterbo dall’alto 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore, anche il solo elencare da lei fatto rispetto alle risorse della Tuscia merita rispetto. Il concetto da lei espresso è semplice e mi sembra giusto.

Però c’è un però enorme. Negli anni settanta il Pci lanciò una forte iniziativa per lo sviluppo della cooperazione in zootecnia. Si tenne a Roma un seminario con introduzione al tema da parte di Enrico Berlinguer in persona.

Una introduzione entusiasta ed entusiasmante. Seguì la relazione di Duccio Tabet studioso del settore. Tabet a un certo punto tirò le orecchie a Berlinguer dicendo che la cooperazione era uno strumento, ma il valore vero veniva dal lavoro reale riecheggiando la famosa teoria del valore lavoro di Davide Ricardo.

Lo stesso lavoro acquista più valore con la cooperazione, ma senza lavoro non vi è valorizzazione. Berlinguer intendeva per dato il lavoro e aveva calcato sullo strumento ma Tabet si sentì in dovere di ricordare il concetto. 

Anche io sono un sognatore e infinite volte nella mia vita con la fantasia ho sistemato tante cose tra cui il turismo della Tuscia e nella Tuscia: in primo luogo un volume, oggi anche un portale, che riunisca, almeno riunisca, le risorse, i luoghi, gli itinerari.

Già sarebbe tanto perché i visitatori intraprendenti, almeno quelli, in tutto il mondo, avrebbero un canovaccio a cui aggrapparsi. Detto ciò passo all’aspetto critico, ovvero all’interpretazione della teoria del valore lavoro applicandola alla nostra realtà.

Il che è difficile ma ci provo partendo da un elemento basilare: l’ambiente. Quando chiudo gli occhi per sognare un angolo di mondo incontaminato penso non ai paradisi del turismo internazionale, ma a un paesino piccolo piccolo sperduto nell’Appennino Umbro – Marchigiano: Pietralunga.

Non mi dilungo a descriverlo, ma vado al sodo. In ottobre, mi sembra, vi è una piccola sagra basata sul tartufo. La piccola piazza del paese è piena di stranieri di diversi paesi europei venuti in macchina, non in autobus in trasferta organizzata.

Tutta quella gente è invitata da un piccolo albergatore locale che con un portale vende in tutta Europa pacchetti di soggiorno di una o due settimane nella natura incontaminata: ecco la base di tutto. Poi da lì gli ospiti visitano anche Sansepolcro, Cagli, Perugia e Firenze e altro. 

Però alla base di tutto, è l’ambiente sano.

Mare inquinato, fiumi che portano di tutto nel Tirreno, laghi ove i diserbanti e i fitofarmaci hanno alterato acqua e natura nelle sue varie espressioni, cartelli che invitano i bagnanti a pulirsi bene dopo il bagno per evitare dermatiti, acqua non potabile e non utilizzabile per scopi umani nei centri abitati e di accoglienza, tonnellate di fitofarmaci irrorati per mesi e mesi, soprattutto primaverili e estivi, su vigneti, seminativi, noccioleti e addirittura a trenta metri in aria nei castagneti.

Personalmente non mi sento di invitare nessuno dalle nostre parti anche perché appena potrò me ne andrò via anche io per abitare in ambienti come ad esempio, appunto, quello di Pietralunga immersa in un parco naturale molto vasto.

Però, anche dopo una vita di impotenza, nonostante tanto impegno, mi ero riproposto di rilanciare dopo cinquant’anni l’idea del Parco Naturale dei Monti Cimini per combattere almeno i fitofarmaci nei castagneti. 

L’idea è stata fatta propria da molti altri ed è nato il comitato promotore del Parco Archeologico e Naturalistico della Tuscia.

Ad esso hanno già aderito anche alcuni pilastri di queste idee nella Tuscia quali Bengasi Battisti sindaco di Corchiano e Giuseppe Nascetti docente di Ecologia all’Università della Tuscia nonché Raimondo Chiricozzi che con le sue lotte ha ottenuto già importanti risultati.

Giuseppe Nascetti presiede il nostro comitato scientifico. Il comune di Corchiano dovrebbe ospitare la nostra sede. Come Nascetti sa fare meglio di me, la nostra idea di parco non è di tipo tradizionale, ma si basa sulla partecipazione dei cittadini e degli appassionati in modo da realizzare un’idea diffusa sul territorio senza i tradizionali organi burocratici e clientelari.

Molta sostanza.

Personalmente sogno un comitato per ogni comune, ma vedremo come l’iniziative si svilupperà in concreto.

Ricordo che al comitato hanno già aderito diverse associazioni e noi vogliamo svolgere un ruolo unificante per tutte le forze perché il parco potrà nascere solo dall’impegno di tanti con le Istituzioni che vogliamo collaboratrici ma non invadenti la nostra sfera perché torneremmo alle iniziative di facciata che, credo, non servano a nessuno.

Nel mio immaginario questo comitato è una macchina da guerra globale nel senso che parte da natura e archeologia, ma intende interessarsi di tutti gli aspetti del territorio e della nostra collettività unificando, curando e facendo crescere la Tuscia dall’interno del suo corpo.

Non faccio conclusioni, spero di avere reso l’idea. 

Angelo Bini


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3 agosto, 2014

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