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Evasione fiscale milionaria - Indagine "Red Zoll" - Polstrada - Respinto il ricorso della procura sull'aggravamento dell'accusa per gli indagati principali

Fratelli Marchetti, no all’associazione a delinquere

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Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

Elio Marchetti all’uscita dagli uffici della stradale, subito prima dell’arresto

Catia Marchetti

Catia Marchetti

Gli avvocati di Marchetti Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta

Gli avvocati di Elio Marchetti, Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate dagli agenti della stradale

La polizia locale alla concessionaria di Elio Marchetti

Il deposito auto di Marchetti

Viterbo – (s.m.) – Niente associazione a delinquere per Marchetti & Co..

Il tribunale del Riesame ha respinto l’appello del pm titolare dell’inchiesta su un presunto giro di auto dall’estero con evasione milionaria.

Al centro dell’indagine, l’autosalone Gold Group di via della Palazzina, dei fratelli viterbesi Elio e Catia Marchetti, arrestati a luglio insieme ai commercialisti romani Bruno e Luca Giordani.

Dodici indagati e un sequestro di beni per 6 milioni di euro, ridotto a 4,5 dai giudici viterbesi. Ma dietro ai reati tributari, la procura di via Falcone e Borsellino vedeva una vera e propria associazione a delinquere, finalizzata a evadere il fisco nell’ambito della procedura di importazione delle auto dalla Germania.

Un anno di indagini culminate nel blitz “Red Zoll”, dalle rosse targhe tedesche sequestrate dalla sezione polizia giudiziaria della polstrada (fotocronaca – video: il capo della polstrada Federico Zaccaria – il video dell’operazione)

E alla fine l’ordinanza del gip di Viterbo, che ha lasciato l’amaro in bocca agli inquirenti: niente associazione a delinquere, impianto accusatorio ridotto ai reati fiscali e solo quattro arresti degli otto richiesti. 

Il ricorso del pm Fabrizio Tucci serviva ad appesantire il carico. Ma la linea del Riesame, a dieci giorni dall’udienza a Roma, si è confermata identica a quella del tribunale viterbese: appello respinto. L’associazione a delinquere non c’è.

“Siamo contenti – dichiara l’avvocato Roberto Massatani, anche a nome dei colleghi Francesco Massatani e Marco Valerio Mazzatosta -. Abbiamo sempre pensato che un’accusa così grave non stesse in piedi. Anche l’ordinanza del gip parlava di indizi insufficienti. Per noi è un successo importante”.

I Marchetti, così come i due commercialisti padre e figlio, sono ai domiciliari da quasi due mesi. I fratelli imprenditori hanno passato i primi venti giorni nei penitenziari di Mammagialla e Borgata Aurelia.  

Per loro le porte del carcere avrebbero anche potuto non riaprirsi, ma se il ricorso della procura fosse stato accolto, facendo passare la tesi dell’associazione a delinquere, i termini massimi di custodia cautelare sarebbero slittati a un anno. Esattamente il doppio di quelli attuali. Significava poter avere davanti un lunghissimo periodo ai domiciliari.

Per la procura resta la sponda del ricorso in Cassazione. Intanto ad autunno partirà il processo ai Marchetti e ai Giordano (salvo richieste di patteggiamento o rito abbreviato).

Il pm Tucci, sicuro delle prove raccolte a carico di imprenditori e commercialisti, ha voluto il giudizio immediato, per fare a meno dell’udienza preliminare e accorciare i tempi. L’indagine sugli altri otto, invece, resta aperta.


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29 agosto, 2014

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