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Miniera d'oro 2 - Forestale - Processo al rush finale - A novembre la sentenza - Intercettazioni fatte ascoltare in aula

Appalti truccati a Graffignano, chiesti due anni per Chiavarino

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L'imprenditore Domenico Chiavarino

L’imprenditore Domenico Chiavarino

L'avvocato Franco Moretti

L’avvocato Franco Moretti

Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma

Graffignano – Un’altra richiesta di condanna a due anni per Domenico Chiavarino.

Per l’imprenditore già reduce dai processi su cave e tangenti, arriva al capolinea anche la vicenda dei presunti appalti truccati a Graffignano.

Ieri mattina, il pm Stefano D’Arma e i difensori hanno tirato le somme della cosiddetta “Miniera d’oro 2”, l’indagine della forestale nata da una costola della precedente “Miniera d’oro”. Entrambe le inchieste vertono sui ‘rapporti privilegiati’ dell’imprenditore di Celleno con gli amministratori locali. In questo caso, la cornice è Graffignano. Anno 2008. Il sindaco è Fabrizio Marchini. Due appalti finiscono nel mirino della procura. Da un lato i pick-up della nettezza urbana per il comune, che coinvolgono il carrozziere Ilvio Boccio e il titolare di una rivendita di moto Federico Mecali. Dall’altro i lavori alla scuola elementare “Lo Gatto”, che Chiavarino si aggiudica, subappaltandone – in modo irregolare – una parte alla ditta di Carlo Conticchio.

Ma per l’accusa sono appalti truccati. I pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci indagano Chiavarino e l’ex sindaco Fabrizio Marchini (già condannato a un anno e nove mesi) per corruzione, concussione e turbativa d’asta per i lavori alla scuola. Per Chiavarino chiedono due anni di reclusione. Sei mesi per Boccio e Mecali, che rispondono della gara sui pick-up e respingono al mittente l’accusa di aver pilotato l’appalto: per i difensori, “Mecali non mandò neanche l’offerta”, mentre “Boccio fu sollecitato dal sindaco a stilare una lista di ditte da invitare”.

Per i lavori alla scuola, Chiavarino avrebbe versato al sindaco una tangente da 5mila euro, promettendogli il 50 per cento delle somme ricevute dal comune per sovraffatturazioni. La chiave, ancora una volta, è nelle intercettazioni fatte ascoltare in aula. “Noi, i lavori che non realizzeremo, c’hai da mette 20mila euro sopra”, dice Chiavarino al telefono con Marchini, che gli chiede: “Io non è che vivo per questo, ma dato che c’è la possibilità di farlo… fammece  guadagna’ pure a me…“. 

In cambio Chiavarino avrebbe ricevuto l’appalto. Praticamente “a trattativa privata“, come spiega Marchini in un’altra intercettazione. Ma anche controlli più blandi sul cantiere. E soldi sicuri. Versati “a prescindere dalla conformità al progetto e dalla completezza dei lavori”, dicono gli atti di indagine.

Ma i soldi dell’intero importo dei lavori, Chiavarino li sta ancora aspettando. Così come la parte civile Carlo Conticchio, subappaltatore – suo malgrado – irregolare, che avrebbe svolto più lavori del dovuto, “esponendosi economicamente e ritrovandosi con un pugno di mosche” secondo il suo avvocato Barbara Manetti, che chiede più di 130mila euro di danni e una provvisionale da 50mila euro. Proprio Conticchio è indicato come vittima della concussione: al primo saldo si vede dare 1500 euro in meno perché gli si dice che, come da accordi, quei soldi dovevano andare al sindaco.

Per la difesa di Chiavarino – avvocato Franco Moretti – non solo non c’è prova di quegli accordi, ma “le intercettazioni vengono prese per oro colato: non ci fu nessuna trattativa privata, il bando è stato pubblicato e aggiudicato regolarmente, senza informazioni privilegiate a Chiavarino”. Che interviene personalmente per difendersi: “Qui se c’è una vittima sono io – dichiara in aula -. 1500 euro non erano una tangente, ma spese contrattuali. E i 5mila euro, un aiuto: Marchini mi chiedeva soldi. Stava attraversando un momento difficile”.  

A novembre la sentenza.


Le intercettazioni ascoltate in aula: La telefonata tra Marchini e Conticchio – La telefonata tra Marchini e Chiavarino


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24 settembre, 2014

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